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American Atomics punta sull’uranio del Colorado Plateau con un modello hub-and-spoke

American Atomics porta nel suo Advisory Board Jolene Molitoris, già prima donna a guidare la Federal Railroad Administration statunitense, per risolvere la sfida logistica che tiene bloccate decine di milioni di libbre di uranio nel Colorado Plateau. La mossa rafforza la strategia hub-and-spoke della società, centrata su un mulino regionale capace di aggregare minerale da numerosi giacimenti satellite storicamente non commercializzabili.

American Atomics punta sull’uranio del Colorado Plateau con un modello hub-and-spoke

American Atomics (CSE: NUKE) ha nominato Jolene Molitoris nel proprio Advisory Board. L’annuncio è del 7 luglio 2026. Molitoris è stata Administrator della Federal Railroad Administration statunitense dal 1993 al 2000, prima donna nella storia dell’agenzia, nominata dal presidente Clinton. Il suo arrivo non è un gesto simbolico: serve a risolvere un problema concreto che blocca l’accesso a decine di milioni di libbre di uranio nel cuore degli Stati Uniti.

Il modello che American Atomics sta valutando si chiama hub-and-spoke. Al centro c’è un mulino regionale capace di ricevere minerale da numerosi giacimenti satellite distribuiti sul Colorado Plateau. L’idea è smettere di trattare ogni deposito come un progetto a sé e iniziare a ragionare sull’altopiano come un unico distretto minerario integrato. Molti di questi giacimenti sono piccoli: non basterebbero da soli a giustificare infrastrutture di lavorazione dedicate. Aggregati, però, la società ritiene che rappresentino collettivamente decine di milioni di libbre di uranio finora inaccessibili al mercato. Il materiale trasportato al mulino potrebbe arrivare come minerale grezzo, macinato grossolanamente, o già pre-concentrato con tecnologie emergenti prima della consegna all’impianto centrale.

Il CEO David Mitchell ha detto chiaramente dove sta il nodo: non è trovare l’uranio, è costruire un percorso economicamente sostenibile che porti il minerale dai giacimenti all’infrastruttura di lavorazione. Molitoris ha trascorso la sua carriera a fare esattamente questo, su scala nazionale. Durante i sette anni alla guida della FRA ha supervisionato il periodo più sicuro della storia ferroviaria americana moderna, riducendo la frequenza degli incidenti e sviluppando modelli di cooperazione pubblico-privato che hanno lasciato il segno. Prima ancora aveva lavorato all’Ohio Department of Transportation, dove ha contribuito all’espansione delle infrastrutture ferroviarie merci e allo sviluppo economico regionale guidato dalla rete ferroviaria. La sua nomina include 25.000 stock option esercitabili a 0,35 dollari per azione per un periodo di tre anni.

American Atomics partecipa al Defense Production Act Nuclear Fuel Cycle Consortium del Dipartimento dell’Energia americano e allinea la propria strategia agli obiettivi nazionali di indipendenza dal combustibile nucleare estero. La società segue una visione “Rocks to Reactor”: dall’esplorazione e dall’estrazione fino alla conversione e all’arricchimento, tutto in Nord America. Nel portafoglio figurano già il progetto Blue Streak nel Colorado — 194 claim minerari per circa 3.400 acri nell’Uravan Mineral Belt, uno dei distretti storicamente più produttivi degli Stati Uniti per uranio e vanadio — e un paniere di claim in acquisizione da UR-Energy su più distretti del Colorado. Il mulino pianificato in collaborazione con CVMR è ancora in fase di autorizzazione, ma il contesto normativo americano, orientato all’autonomia nella produzione di uranio domestico, rende il percorso plausibile.

La scelta di portare un’esperta di trasporto ferroviario nel board di una società mineraria segnala qualcosa di preciso: le barriere che hanno reso inaccessibili questi giacimenti per decenni non sono geologiche, ma logistiche e regolamentari. Se il modello hub-and-spoke funziona, il Colorado Plateau potrebbe tornare a essere un fornitore rilevante di uranio domestico americano, in un momento in cui la domanda globale di combustibile nucleare cresce e la dipendenza da fornitori esteri è percepita sempre più come un rischio strategico.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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