Australia e India hanno firmato il 9 luglio 2026 a Melbourne l’intesa amministrativa che rende operativo il commercio di uranio tra i due Paesi per scopi esclusivamente civili. I premier Narendra Modi e Anthony Albanese hanno annunciato l’accordo al termine del terzo vertice annuale bilaterale, chiudendo una partita diplomatica aperta da quasi vent’anni.
La storia di questo accordo è lunga. L’Australia detiene circa il 28% delle riserve mondiali di uranio ed esporta tutto ciò che estrae, non avendo né centrali nucleari né armi atomiche. Per decenni, però, Canberra aveva rifiutato di vendere uranio a Nuova Delhi, adducendo come motivo principale la mancata firma di quest’ultima al Trattato di non proliferazione nucleare. Nel 2010 il governo australiano aveva ribadito che non vi era “nessuna prospettiva di cambiamento” nella propria politica. La svolta parziale era arrivata già nel 2014, quando i due Paesi siglarono un Accordo di cooperazione nucleare civile, con l’Australia che si impegnava a esportare uranio sotto le garanzie dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e con la separazione formale dei programmi nucleari civile e militare indiani. Quel testo rimase però lettera morta per oltre un decennio, bloccato da questioni tecniche sui meccanismi di rendicontazione dei trasferimenti di uranio soggetti a salvaguardie.
A sbloccare la situazione è stato un doppio cambio di contesto. Da un lato, nel dicembre 2025 l’India ha approvato il cosiddetto SHANTI Act, una riforma organica della propria legislazione nucleare civile che modernizza regole datate, apre il settore agli investimenti privati e stranieri attraverso un sistema di licenze regolamentato, e risponde alle preoccupazioni storiche di Canberra. Dall’altro, il crescente allineamento strategico tra i due Paesi nell’Indo-Pacifico ha reso politicamente più semplice superare le ultime resistenze. L’accordo firmato il 9 luglio precisa che le esportazioni avvengono “per scopi esclusivamente pacifici” e restano sotto la supervisione dell’AIEA. Né Modi né Albanese hanno indicato i volumi di uranio previsti né una data di inizio delle spedizioni.
Per l’India il combustibile australiano è atteso da tempo. Il Paese punta a portare la propria capacità nucleare installata dagli attuali 8,8 gigawatt a 100 gigawatt entro il 2047, sufficienti ad alimentare circa 60 milioni di abitazioni. Nell’ultimo decennio l’India ha raddoppiato la potenza nucleare installata, ma il nucleare copre ancora solo il 3% della produzione elettrica nazionale. Per raggiungere quell’obiettivo servono tecnologia, capitali e, in primo luogo, un approvvigionamento di uranio stabile. A marzo 2026 Nuova Delhi aveva già concluso un accordo analogo con il Canada. Quello con Canberra aggiunge un fornitore di peso, con riserve tra le più grandi del pianeta.
Il vertice di Melbourne ha prodotto anche altri risultati: i due governi hanno concordato una dichiarazione di difesa comune, patti su minerali critici e una cooperazione sulle catene di approvvigionamento strategiche. Il quadro complessivo mostra come l’accordo sull’uranio non sia un fatto isolato, ma il tassello di un’architettura di partnership più ampia tra due democrazie che condividono interessi crescenti nell’Indo-Pacifico. Se la catena di fornitura si consoliderà nei prossimi anni, l’India avrà accesso a una fonte di combustibile affidabile e diversificata proprio mentre accelera la costruzione dei nuovi reattori previsti dal piano energetico nazionale.



