BHP e NexGen Energy si parlano regolarmente sul progetto uranio Rook I, nel Saskatchewan canadese. Il CEO di NexGen, Leigh Curyer, ha confermato a Reuters un dialogo aperto con il colosso minerario australiano, con scambio continuo di informazioni tecniche e la possibilità di una partecipazione azionaria ancora sul tavolo.
La miniera ha mosso i primi passi concreti ad agosto 2026, quando NexGen ha avviato la costruzione del sito. L’obiettivo è avviare la produzione entro il 2030. Le dimensioni del progetto sono rilevanti: una volta operativo, Rook I potrebbe produrre fino a 30 milioni di libbre di U3O8 all’anno, collocandosi tra le miniere di uranio più grandi al mondo. La Canadian Nuclear Safety Commission ha rilasciato la licenza di costruzione a marzo 2026, completando l’iter regolatorio avviato con l’approvazione ambientale provinciale nel 2023.
Per finanziare i lavori, NexGen punta a raccogliere un miliardo di dollari entro i prossimi nove mesi. Le opzioni sul tavolo includono accordi di prepagamento con le utility elettriche, finanziamento tramite debito e ingresso diretto di capitale nel progetto. È in questo contesto che si inserisce il dialogo con BHP, che ha già acquistato un’ampia porzione di terreno adiacente a Rook I nell’Athabasca Basin. La notizia delle trattative, riportata da Reuters, ha fatto salire il titolo NexGen di oltre il 7% in una sola seduta.
Il bacino dell’Athabasca, nel Saskatchewan, ospita le riserve di uranio ad alto tenore più importanti al mondo. BHP conosce bene quella geografia: nella stessa provincia sta costruendo la miniera di potassio destinata a diventare la più grande al mondo. L’ex CEO Mike Henry aveva già avviato una valutazione su NexGen l’anno scorso; il nuovo amministratore delegato Brandon Craig ha confermato l’intenzione di esaminare le opportunità nel settore uranio. La capitalizzazione di NexGen è raddoppiata nell’ultimo anno, arrivando a circa 9,68 miliardi di dollari canadesi, un fattore che secondo alcuni analisti potrebbe rendere più onerosa una eventuale acquisizione.
Sullo sfondo c’è la domanda. Canaccord prevede che il fabbisogno globale di uranio triplichi entro il 2035 rispetto ai livelli del 2025. La World Nuclear Association stima una crescita del 28% entro il 2030 e un raddoppio entro il 2040. BHP stessa registra già oggi i benefici del mercato nucleare: nell’esercizio 2026, i sottoprodotti del segmento rame — tra cui 3.600 tonnellate di uranio — hanno contribuito a ricavi da sottoprodotti pari a 4,5 miliardi di dollari, in crescita del 45%.
Se BHP decidesse di entrare nel capitale di Rook I, o di acquisire NexGen, si troverebbe a presidiare direttamente uno dei giacimenti più strategici del pianeta nel momento in cui la domanda di combustibile nucleare inizia a correre sul serio. La partita è ancora aperta, ma i segnali che i due gruppi stiano costruendo qualcosa di più di un semplice scambio tecnico si moltiplicano.



