Home Economia dell'Energia Big Tech e nucleare: oltre 10…
Economia dell'Energia

Big Tech e nucleare: oltre 10 GW per alimentare l’intelligenza artificiale

Microsoft, Google, Amazon e Meta hanno firmato accordi per oltre 10 gigawatt di nuova capacità nucleare negli Stati Uniti, destinata a alimentare i data center per l’intelligenza artificiale. Il nucleare è diventato la fonte energetica di riferimento per l’industria tech globale.

Big Tech e nucleare: oltre 10 GW per alimentare l’intelligenza artificiale

I grandi nomi della tecnologia americana hanno scelto il nucleare. Microsoft, Google, Amazon e Meta hanno complessivamente firmato contratti per oltre 10 gigawatt di nuova capacità nucleare negli Stati Uniti, una cifra che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile per aziende il cui core business è il software. La spinta viene dai data center per l’intelligenza artificiale, strutture che consumano elettricità in quantità enormi e che non possono permettersi interruzioni.

Microsoft ha siglato un accordo ventennale con Constellation Energy per il riavvio del reattore da 835 megawatt di Three Mile Island, in Pennsylvania, ribattezzato Crane Clean Energy Center. L’impianto punta a tornare operativo entro il 2028, con Microsoft che assorbirà il cento per cento della produzione. Il valore complessivo del contratto supera i 16 miliardi di dollari. Google ha invece puntato sugli SMR: un accordo con la startup Kairos Power prevede l’acquisto di fino a 500 megawatt da una flotta di sette piccoli reattori modulari, con il primo impianto atteso entro il 2030. I reattori di Kairos utilizzano sali fusi come refrigerante, una tecnologia considerata più sicura ed efficiente rispetto ai design convenzionali. Amazon ha investito oltre 20 miliardi di dollari per trasformare il sito di Susquehanna in un campus di data center alimentato da energia nucleare, affiancando questa mossa a un investimento diretto in X-energy, startup specializzata in reattori modulari di nuova generazione. Meta ha chiuso accordi per una capacità complessiva superiore a 6 gigawatt, includendo forniture da impianti esistenti di Vistra e supporto finanziario a Oklo e TerraPower per la costruzione di nuovi reattori nel prossimo decennio.

Il motivo è semplice: la rete elettrica tradizionale non regge il ritmo. I consumi globali dei data center cresceranno da 460 terawattora nel 2024 a circa 1.300 terawattora entro il 2035, secondo le stime disponibili. Un salto di quasi tre volte in un decennio. Le fonti rinnovabili intermittenti — sole e vento — non garantiscono la continuità di fornitura che un cluster di server ad alta performance richiede ogni secondo. Il nucleare offre una cosa che le altre fonti non offrono: potenza di base continua, a basse emissioni, con costi del combustibile relativamente stabili nel tempo. Per le aziende tech, è anche un elemento di pianificazione finanziaria: contratti a lungo termine con prezzi predefiniti eliminano la volatilità che caratterizza i mercati energetici all’ingrosso.

Accanto ai giganti americani si muovono anche attori più piccoli. Oklo, sostenuta da Sam Altman, punta a portare online il suo primo reattore Aurora da 50 megawatt entro il 2027 presso l’Idaho National Lab. Sarebbe il primo reattore avanzato operativo negli Stati Uniti. In Europa, il Canada ha approvato la costruzione del reattore GE Hitachi BWRX-300 a Darlington, con operatività prevista per il 2029. La Romania si prepara a ospitare il primo impianto SMR europeo basato sul design NuScale VOYGR. Nel frattempo, in Francia, l’operatore di data center Data4 ha firmato un contratto da 40 megawatt direttamente con EDF, con prezzi ancorati ai costi di produzione anziché ai prezzi di mercato.

Quello che emerge da questo scenario è un cambiamento strutturale nei rapporti tra industria nucleare e industria tecnologica. Per decenni il settore nucleare ha cercato clienti industriali affidabili; ora li ha trovati, e sono tra i più capitalizzati al mondo. Se i primi SMR entreranno in funzione nei tempi previsti — 2027, 2029, 2030 — la filiera riceverà una validazione commerciale che potrebbe aprire mercati ben oltre i data center. Il nucleare non torna: è già arrivato.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

Articoli simili