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Big Tech punta sul nucleare: oltre 9,8 GW già contrattualizzati per l’AI

Microsoft, Google, Meta e Amazon hanno siglato accordi per quasi 10 gigawatt di energia nucleare destinata ai data center per l’intelligenza artificiale. La corsa all’atomo da parte dei colossi tecnologici riscrive le regole del mercato energetico globale.

Big Tech punta sul nucleare: oltre 9,8 GW già contrattualizzati per l’AI

Tredici accordi. 9,8 gigawatt di capacità nucleare già contrattualizzati. Microsoft, Google, Meta e Amazon hanno trasformato l’energia atomica nel pilastro della propria infrastruttura digitale, spinti da una domanda elettrica che non ammette interruzioni. I data center non dormono mai, e le rinnovabili intermittenti non bastano.

Il caso più emblematico resta quello di Microsoft e Constellation Energy. Nel settembre 2024 le due società hanno firmato un accordo di acquisto di energia della durata di vent’anni per l’intera produzione dell’impianto di Three Mile Island Unit 1, ribattezzato Crane Clean Energy Center: 835 megawatt di potenza, destinati ad alimentare i data center Microsoft nella rete PJM. Il costo del progetto è di 1,6 miliardi di dollari. A novembre 2025 il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha chiuso un prestito da un miliardo a supporto del riavvio, accelerando ulteriormente i tempi. La centrale, ferma dal 2019, dovrebbe tornare in esercizio già nel secondo semestre del 2027, un anno prima del previsto, dopo che la FERC ha approvato a giugno 2026 un waiver di trasmissione che rimuoveva l’ultimo ostacolo sulla rete. L’impianto conta già oltre il 65% dell’organico necessario e ha superato con successo i test sui sistemi principali, turbine comprese.

Google ha scelto una strada diversa, puntando sugli SMR. L’accordo con Kairos Power — il primo del suo genere per un’azienda privata negli Stati Uniti — prevede 500 megawatt di capacità da reattori di piccola taglia, con il primo sito operativo entro il 2030. Un secondo accordo da 25 anni con NextEra Energy punta al potenziale riavvio del Duane Arnold Energy Center in Iowa. Amazon, invece, ha investito 700 milioni di dollari in X-energy e ha sostenuto un progetto da 320 megawatt in prima fase con opzione di espansione fino a 960 MW, gestito da una coalizione di utility nello stato di Washington. L’investimento complessivo nell’area della centrale di Susquehanna, in Pennsylvania, supera i 20 miliardi di dollari.

Meta si muove su più fronti contemporaneamente. Ha firmato un accordo ventennale con Constellation per acquistare energia dalla Clinton Clean Energy Center in Illinois. Ha poi annunciato accordi con TerraPower, Oklo e Vistra per alimentare il suo supercluster Prometheus da un gigawatt, in costruzione a New Albany, Ohio. I tre accordi puntano a supportare fino a 6,6 gigawatt di energia pulita entro il 2035. Oracle, infine, ha dichiarato di avere già ottenuto i permessi edilizi per un data center alimentato da tre piccoli reattori modulari. I dettagli sulla localizzazione restano riservati. La ragione dietro questa corsa è semplice e verificabile nei numeri: la generazione elettrica globale per i data center crescerà da 460 terawattora nel 2024 a oltre 1.300 terawattora nel 2035. Il nucleare offre potenza continua, senza emissioni, che le rinnovabili non riescono a garantire con la stessa affidabilità.

Quello che sta accadendo non è solo un riorientamento degli approvvigionamenti energetici aziendali. È la dimostrazione che il mercato ha già risposto alla domanda su quale tecnologia possa sostenere l’AI a lungo termine. Quando i capitali privati si muovono in questa direzione — con orizzonti contrattuali di venti o venticinque anni — definiscono di fatto le priorità dell’intera infrastruttura energetica del decennio. Il nucleare non sta aspettando il consenso politico: sta costruendo i propri fatti sul campo, un gigawatt alla volta.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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