Cameco ha pubblicato il 25 giugno 2026 il proprio Rapporto di Sostenibilità 2025, fotografando un anno in cui il maggiore fornitore canadese di combustibile nucleare ha consolidato le proprie performance operative, sociali e ambientali. I numeri parlano da soli: riduzione superiore al 20% del tasso combinato di infortuni registrabili rispetto al 2023, nove piani di adattamento climatico sito-specifici sviluppati e 292 milioni di dollari in acquisti da aziende del Nord Canada.
Sul fronte della forza lavoro, il 49% dei dipendenti delle operazioni nel Saskatchewan settentrionale si è autoidentificato come indigeno. Un dato che riflette anni di programmi strutturati di inclusione e formazione professionale rivolti alle comunità locali. A questo si aggiunge una campagna di donazioni dei dipendenti che ha superato il milione di dollari destinato a enti benefici. Cameco opera in un territorio che ospita alcune tra le riserve di uranio ad alto tenore più ricche al mondo, e la relazione con queste comunità non è accessoria: è parte integrante del modello industriale.
Il rapporto adotta per il terzo anno consecutivo indicatori SASB e raccomandazioni TCFD, con verifica di terze parti su un insieme selezionato di metriche. Un segnale di maturità nella rendicontazione ESG, destinato tanto agli investitori quanto ai regolatori. Cameco controlla le riserve ad alto tenore a più basso costo del mondo e detiene partecipazioni in Westinghouse Electric Company e in Global Laser Enrichment, coprendo così l’intera catena del valore del combustibile nucleare, dall’estrazione all’arricchimento. Le utility di tutto il mondo si appoggiano a questa struttura integrata per garantirsi forniture sicure di energia nucleare priva di emissioni di carbonio.
Il contesto in cui si inserisce questo rapporto non è neutro. Il Canada sta costruendo il primo reattore modulare di piccola taglia in scala commerciale tra i Paesi del G7, proprio a Darlington, in Ontario. A maggio 2026, Ontario Power Generation ha completato l’installazione del modulo basemat del reattore BWRX-300 di GE Vernova Hitachi: un blocco prefabbricato da 953 tonnellate, calato 35 metri sotto terra nel pozzo del reattore con una delle gru cingolate più grandi al mondo. Il regolatore canadese CNSC ha rimosso il primo punto di controllo normativo a marzo 2026, autorizzando la costruzione della struttura dell’edificio reattore. OPG ha già presentato domanda di licenza operativa ventennale, con l’obiettivo di connettere il primo reattore alla rete entro fine 2030. Oltre cento aziende canadesi sono entrate nella filiera di fornitura, con contratti che spaziano dall’acciaio strutturale ai componenti da pressione.
A fine giugno 2026 è arrivata un’altra notizia rilevante per il progetto Darlington: sette Williams Treaties First Nations hanno annunciato un investimento da 700 milioni di dollari, diventando soci in equity nel progetto per quattro reattori SMR. È il primo investimento azionario di comunità indigene in un impianto di generazione nucleare nella storia canadese. Il progetto complessivo punta a 1.200 megawatt di capacità installata, sufficienti a alimentare circa 1,2 milioni di abitazioni, con una ricaduta occupazionale stimata fino a 18.000 posti di lavoro durante la costruzione.
Cameco è al centro di questa traiettoria. La catena del combustibile nucleare — dalla miniera all’arricchimento, dalla fabbricazione del combustibile alla manutenzione del reattore — si sta consolidando attorno a pochi operatori con asset di prima fascia e presenza stabile in giurisdizioni affidabili. Il Rapporto di Sostenibilità 2025 non descrive solo numeri ambientali: documenta il posizionamento di un’azienda che ha già firmato contratti a lungo termine per circa 220 milioni di libbre di uranio, e che si prepara a cavalcare una domanda che i gestori delle utility considerano sempre più strutturale. Se il ciclo di sostituzione dei contratti dovesse accelerare come atteso, Cameco arriverebbe a quella finestra con un portafoglio operativo, finanziario e reputazionale difficile da replicare.



