Home Economia dell'Energia DDL nucleare: la Camera approva, RSE…
Economia dell'Energia

DDL nucleare: la Camera approva, RSE scommette sugli SMR

Il 4 giugno 2026 la Camera ha approvato con 155 voti il DDL delega sul nucleare sostenibile, primo atto legislativo sul tema dopo oltre trent’anni. Franco Cotana, AD di RSE, lo definisce un passaggio decisivo per l’indipendenza energetica italiana e il rientro nella filiera nucleare internazionale.

DDL nucleare: la Camera approva, RSE scommette sugli SMR

Il 4 giugno 2026 la Camera dei Deputati ha approvato il DDL delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo passa ora al Senato, dove il governo Meloni punta all’approvazione definitiva prima della pausa estiva. È la prima volta in oltre trent’anni che il Parlamento italiano vota a favore di una norma di indirizzo sul nucleare: l’ultima parola dei cittadini, nel 2011, aveva di fatto chiuso quella porta.

Franco Cotana, amministratore delegato di RSE (Ricerca Sistema Energetico) e co-coordinatore della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, ha commentato il voto senza mezzi termini: l’Italia è pronta, secondo lui, a “rientrare nella filiera del nucleare di nuova generazione a livello internazionale”. La tecnologia su cui si concentra l’attenzione del DDL sono gli SMR, i Small Modular Reactor, reattori modulari di piccola taglia con sicurezza intrinseca, pensati per integrarsi con le rinnovabili garantendo continuità di produzione. Oggi nel mondo operano oltre 400 reattori attivi in più di 30 Paesi. Secondo l’IAEA, la capacità nucleare globale potrebbe arrivare a circa 992 GW entro il 2050, con gli SMR a coprire il 24% di tutta la nuova capacità aggiunta.

RSE non è arrivata al voto parlamentare impreparata. L’ente ha avviato da tempo un percorso di ricerca che comprende collaborazioni con il Department of Energy americano, programmi di alta formazione al MIT di Boston e attività nei laboratori di Oak Ridge. Lavoro fatto in silenzio, che ora trova una sponda normativa. Il DDL stesso valorizza esplicitamente il ruolo della ricerca e della formazione: senza competenze interne, il rientro nella filiera resterebbe uno slogan. E l’Italia, ricorda Cotana, non parte da zero: ENEL gestisce centrali in Spagna e Slovenia, Ansaldo Energia lavora da anni nella manutenzione degli impianti francesi.

Il testo approvato alla Camera copre l’intera filiera, dalla fabbricazione del combustibile alla gestione del ciclo di vita degli impianti, fino allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Conferma il principio di neutralità tecnologica — nessuna tecnologia esclusa a priori — e prevede misure compensative per i territori che ospiteranno gli impianti, con la possibilità per i Comuni di candidarsi volontariamente. Il governo avrà dodici mesi dall’entrata in vigore della delega per emanare i decreti attuativi. Sul piano politico, la maggioranza ha votato compatta. PD, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro; Azione a favore, Italia Viva si è astenuta.

I tempi realistici per vedere il primo kilowattora nucleare italiano restano lunghi. Dopo l’approvazione al Senato verranno i decreti attuativi, poi l’iter autorizzativo per i siti, le valutazioni ambientali, la progettazione, la costruzione. Anche nella sequenza più favorevole, i primi impianti difficilmente entreranno in funzione prima del 2035-2040. Il DDL non accende ancora alcuna centrale. Quel che fa è creare il quadro giuridico per attrarre investimenti e rimettere in moto una filiera industriale che l’Italia ha smantellato quarant’anni fa. Se il Senato approverà il testo entro l’estate, il governo potrà avviare i decreti attuativi entro fine 2026: a quel punto si vedrà se la volontà politica regge alla prova dei siti, dei costi e dell’opposizione locale.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

Articoli simili