Eagle Nuclear Energy Corp. (Nasdaq: NUCL) ha completato il team operativo per il programma di lavoro al progetto Aurora Uranium Project, sul confine tra Oregon e Nevada. La società ha ingaggiato Yukuskokon Professional Services in una nuova collaborazione e ampliato gli accordi esistenti con BBA USA Inc. e SLR International Corporation. Tutti i principali consulenti tecnici sono ora al loro posto, in attesa delle autorizzazioni da parte degli enti regolatori statali dell’Oregon per avviare le perforazioni, previste per luglio 2026.
Aurora è il più grande giacimento convenzionale di uranio misurato e indicato degli Stati Uniti: 32,75 milioni di libbre nella categoria Indicated e 4,98 milioni di libbre nella categoria Inferred, certificati secondo lo standard SK-1300. Adiacente ad Aurora si trova il deposito Cordex, anch’esso in mano alla società, che la stessa ritiene capace di ampliare ulteriormente l’inventario di risorse del progetto. Il programma di perforazione pianificato da BBA USA è da 27.000 piedi, progettato per colmare le lacune di dati identificate attraverso un Gap Analysis Study e portare il progetto verso la Pre-Feasibility Study (PFS). BBA aveva già completato la stima delle risorse SK-1300 per Aurora nell’agosto 2025. Il contratto per i servizi di perforazione è stato firmato con Harris Drilling; la gestione dei permessi è affidata a SLR International. Gli studi di baseline ambientale sono stati avviati a maggio 2026 come parte del flusso di lavoro legato alla PFS.
La strategia di Eagle non si ferma all’estrazione. La società punta a costruire una piattaforma nucleare integrata che combini le risorse di uranio domestico con tecnologia proprietaria per reattori modulari di piccola taglia (SMR), nella variante SLLIM (small, long life) e VSLLIM (very small, long life). Un modello verticale, dalla miniera alla produzione di energia, che risponde alla crescente domanda di sicurezza energetica interna. Il contesto politico-industriale non potrebbe essere più favorevole: l’amministrazione americana ha dichiarato esplicitamente la ricostruzione della filiera nazionale dell’uranio come priorità strategica. A fine 2025, l’uranio è stato reintegrato nella lista dei minerali critici degli Stati Uniti, con effetti immediati sulle procedure di permitting e sull’accesso ai capitali federali. Il Dipartimento dell’Energia ha stanziato 2,7 miliardi di dollari per rafforzare i servizi di arricchimento nazionali nel prossimo decennio.
Il quadro di urgenza è reale. Le centrali nucleari americane consumano circa 50 milioni di libbre di uranio l’anno, ma la produzione domestica, anche a pieno regime, raggiunge appena quattro-cinque milioni di libbre. Nel 2023, il 99% dell’U3O8 acquistato dagli operatori nucleari americani proveniva dall’estero — Canada, Australia, Russia, Kazakhstan, Uzbekistan. La legge che vieta le importazioni di uranio arricchito dalla Russia entrerà pienamente in vigore nel 2028, tagliando una fonte che storicamente copriva circa un quarto del fabbisogno dei reattori USA. In questo scenario, chi detiene uranio americano nel sottosuolo si trova in una posizione strutturalmente avvantaggiata. Eagle lo sa, e ha costruito attorno ad Aurora tutta la propria narrativa industriale.
La Pre-Feasibility Study è attesa nella seconda metà del 2027. La società è quotata al Nasdaq dal 25 febbraio 2026, dopo la fusione con Spring Valley Acquisition Corp. II. I prossimi mesi saranno definiti dalle approvazioni dei permessi in Oregon, dall’avvio effettivo delle perforazioni e dai risultati delle analisi di base ambientale. Se Aurora dovesse confermare e ampliare le proprie risorse attraverso il programma di perforazione, il progetto acquisirà una rilevanza concreta nel quadro più ampio del rilancio del combustibile nucleare americano — con la PFS a fornire per la prima volta una stima economica del deposito.



