Fluor Corporation ha completato la vendita dell’intera quota in NuScale Power, ricavando in totale circa 2,43 miliardi di dollari da una serie di operazioni sul mercato aperto avviate nel settembre 2025. L’ultimo blocco, 40 milioni di azioni cedute per 473 milioni, ha chiuso un ciclo cominciato quattordici anni fa con un investimento iniziale di circa 570 milioni di dollari.
La storia tra le due aziende parte dal 2011. Fluor entrò nel capitale di NuScale quando il reattore modulare era ancora un progetto accademico, finanziando lo sviluppo tecnologico e accompagnando la società fino alla quotazione in borsa nel 2022. A quel punto deteneva oltre 126 milioni di azioni, una quota superiore al 39% del capitale. Il rendimento finale dell’operazione è stato eccezionale: ogni dollaro investito ne ha restituito più di quattro. La monetizzazione è avvenuta in più tranche, con 605 milioni incassati nel 2025 e altri 1,35 miliardi nel primo trimestre del 2026, prima della vendita finale di aprile. Il CFO di Fluor, John Regan, ha spiegato che i proventi serviranno a finanziare la crescita organica, acquisizioni strategiche e riacquisti di azioni proprie.
Nel frattempo NuScale va avanti per conto proprio. È l’unica azienda al mondo con un progetto SMR certificato dalla Nuclear Regulatory Commission statunitense, e nella versione aggiornata da 77 megawatt elettrici per modulo, approvata a metà 2025. Il partner commerciale esclusivo ENTRA1 Energy ha firmato un accordo con la Tennessee Valley Authority per dispiegare fino a sei gigawatt di capacità basata sulla tecnologia NuScale. In Romania, il progetto Doicești — sei moduli su un sito di un ex impianto a carbone — ha ottenuto il via libera degli azionisti di Nuclearelectrica per procedere alla fase successiva. La Romania si prepara a diventare il primo paese dell’Unione Europea a mettere in esercizio la tecnologia SMR.
Fluor non abbandona il settore nucleare: cambia ruolo. Da investitore a contractor di riferimento. Ad aprile 2026 ha firmato un contratto con X-energy per supportare il progetto di quattro reattori SMR da 80 megawatt ciascuno nell’impianto Dow di Seadrift, in Texas. Il progetto, sostenuto dal programma Advanced Reactor Demonstration del Dipartimento dell’Energia, punta a sostituire le infrastrutture energetiche obsolete dello stabilimento con energia nucleare priva di emissioni. Fluor gestirà i servizi di Front-End Loading Stage 2: pianificazione strategica, analisi di fattibilità, controllo dei costi. In febbraio era già stata selezionata come contractor EPC per l’impianto di arricchimento dell’uranio di Centrus Energy a Piketon, Ohio. Il portafoglio ordini dell’azienda ha raggiunto 25,5 miliardi di dollari, con 12 miliardi di nuovi contratti acquisiti nel 2025, l’87% dei quali a carattere rimborsabile.
Il quadro che emerge è quello di un’azienda che ha saputo trasformare una scommessa tecnologica in liquidità e posizionarsi al centro della catena del valore nucleare nel momento in cui la domanda reale comincia a materializzarsi. Gli Stati Uniti puntano a quadruplicare la capacità nucleare installata fino a 400 gigawatt e ad avere dieci reattori di grande taglia in costruzione entro il 2030. In questo contesto, chi sa progettare, pianificare e costruire impianti complessi vale quanto — o più — di chi sviluppa la tecnologia. Fluor ha già dimostrato di saper fare entrambe le cose.



