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Folgori (FEOLI): “L’Italia ha bisogno del nucleare, basta al partito del no”

Enrico Folgori, presidente della Federazione Europea Operatori della Logistica Integrata, chiede centrali nucleari di ultima generazione per risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico italiano. Il monito arriva mentre la bolletta energetica nazionale nel 2026 ha raggiunto quota 58 miliardi di euro.

Folgori (FEOLI): “L’Italia ha bisogno del nucleare, basta al partito del no”

Enrico Folgori, presidente della FEOLI (Federazione Europea Operatori della Logistica Integrata), torna a farsi sentire sul tema energetico con una posizione netta: l’Italia ha bisogno di centrali nucleari di ultima generazione per risolvere il problema dell’approvvigionamento e abbattere i costi delle bollette per famiglie e imprese. Il messaggio, diretto e senza ambiguità, arriva in un momento in cui il dibattito sul ritorno all’atomo nel Paese sta finalmente uscendo dalla fase delle dichiarazioni di principio per entrare in quella legislativa.

La fotografia che Folgori scatta dell’Italia è quella di un Paese con un deficit infrastrutturale diffuso, che tocca l’energia, i trasporti e altri settori. Sul versante energetico, i numeri parlano da soli: nel 2026 la bolletta energetica nazionale è salita a 58 miliardi di euro, e il solo taglio delle accise è costato un miliardo. Risorse che, come sottolinea Folgori, avrebbero potuto essere impiegate altrove — nella sanità, nelle infrastrutture, nel sostegno alle imprese. Il costo dell’energia non è un problema congiunturale. È strutturale, e dipende da decenni di scelte rinviate.

Il contesto politico e industriale, per la prima volta da tempo, sembra allineato con queste istanze. La Camera ha approvato il disegno di legge firmato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sull’energia nucleare sostenibile, ora in attesa del via libera definitivo del Senato. Il provvedimento punta su una nuova generazione di reattori modulari — gli SMR (Small Modular Reactor) e gli AMR (Advanced Modular Reactor) — più flessibili, con standard di sicurezza più elevati rispetto alle grandi centrali del passato e tempi di costruzione stimati più brevi. Secondo il ministro Pichetto Fratin, una ventina di questi impianti potrebbe coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico nazionale, con le prime accensioni ipotizzate entro il 2035. Sul fronte industriale, è già nata Nuclitalia, la joint venture tra Enel, Ansaldo Energia e Leonardo dedicata allo studio delle tecnologie nucleari di nuova generazione.

Folgori non risparmia critiche a chi frena. Il cosiddetto “partito del no” — la cultura dell’opposizione sistematica a qualsiasi infrastruttura — rischia di ipotecare il futuro del Paese proprio nel momento in cui gli indicatori economici, dal PIL all’occupazione, segnalano un quadro nazionale in buona salute. Sprecare questa finestra sarebbe un errore difficile da recuperare. La dipendenza energetica dall’estero si è tradotta per anni in perdita di competitività per le imprese italiane, e continuare su questa traiettoria non è un’opzione sostenibile. Il programma nucleare, abbinato a investimenti in fonti rinnovabili, è la strada per costruire una vera indipendenza energetica.

Se il Senato approverà la legge delega entro l’estate, il governo avrà sei mesi per emanare i decreti attuativi. Poi verranno le autorizzazioni, la scelta dei siti, la costruzione degli impianti. Un percorso lungo, ma le basi si pongono adesso. L’Italia ha già le competenze industriali e di ricerca — ENEA, Ansaldo Nucleare, il consorzio Eagles — per giocare un ruolo attivo nello sviluppo dei reattori di quarta generazione a livello europeo. La vera variabile non è tecnica. È la capacità politica di tenere la rotta senza cedere a chi del no ha fatto una professione.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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