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Fusion Fuel acquisisce Royal Uranium per 15 milioni di dollari

Fusion Fuel Green ha chiuso l’acquisizione di Royal Uranium Inc. per 15 milioni di dollari, entrando nel mercato delle royalty sull’uranio con 16 aree di progetto in Canada, Colombia e Argentina. L’operazione include esposizione al bacino di Athabasca, tra le più ricche riserve uranifere al mondo.

Fusion Fuel acquisisce Royal Uranium per 15 milioni di dollari

Fusion Fuel Green (Nasdaq: HTOO), società con sede a Dublino, ha completato il 22 luglio 2026 l’acquisizione di Royal Uranium Inc., valutata 15 milioni di dollari. L’operazione trasforma Fusion Fuel da piattaforma energetica diversificata in un soggetto con esposizione diretta alle royalty sull’uranio, in un momento in cui la domanda globale di combustibile nucleare è in forte crescita.

L’accordo è stato strutturato come scambio azionario: Fusion Fuel ha emesso 3.750.018 azioni ordinarie di Classe A a un prezzo implicito di circa 4 dollari per azione, acquisendo la totalità degli 81.881.029 titoli ordinari di Royal Uranium. Gli ex azionisti di Royal Uranium detengono ora circa il 63,3% delle azioni ordinarie di Classe A outstanding, mentre i precedenti azionisti di Fusion Fuel ne controllano il 36,7%. Un meccanismo di lock-up scaglionato — sei, dodici e diciotto mesi — vincola i detentori più significativi a non cedere le azioni ricevute, garantendo stabilità post-acquisizione.

Il portafoglio acquisito comprende 16 aree di progetto focalizzate sull’uranio e tre aree nel gas naturale, distribuite tra Canada, Colombia e Argentina. Le royalty sull’uranio sono strutturate come net smelter return (NSR), con aliquote comprese tra l’1,0% e il 2,5% sui ricavi netti dell’operatore. Quelle sul gas naturale, generate storicamente da pozzi di metano da carbone in Alberta, registrano aliquote ben più alte: tra il 4,0% e il 12,0%. La presenza nell’Athabasca Basin canadese — considerato uno dei distretti uraniferi più produttivi al mondo — conferisce al portafoglio un peso specifico non trascurabile.

La valutazione indicativa di una parte delle royalty acquisite, elaborata da Newbridge Securities Corporation nel febbraio 2026, si attesta a circa 30,4 milioni di dollari — il doppio del prezzo pagato. Quella stima copre nove delle 19 aree totali: sei a base uranio e tre a gas naturale. Il 66% di tale valore è attribuito a una singola area uraniera. Le restanti dieci aree sono classificate come early-stage e non sono state incluse nella valutazione, lasciando aperto un potenziale di upside che dipenderà dall’evoluzione dei progetti e dal mercato delle commodity.

L’accordo era stato siglato originariamente il 18 febbraio 2026 e modificato l’11 giugno successivo, dopo l’approvazione degli azionisti di Fusion Fuel in un’assemblea straordinaria. La struttura dell’operazione — interamente in azioni, senza esborso di cassa — riflette una precisa scelta finanziaria: Fusion Fuel evita l’esposizione al rischio operativo e alle spese in conto capitale tipiche dell’estrazione mineraria diretta, beneficiando invece della leva sui prezzi dell’uranio attraverso le royalty. È un modello che ricorda quello adottato da grandi società di royalty nel settore dei metalli preziosi, applicato stavolta a un combustibile la cui domanda strutturale è sostenuta dalla crescita del nucleare globale. Se i prezzi dell’uranio continueranno a salire — come suggeriscono le previsioni legate all’espansione della capacità nucleare installata — il portafoglio appena acquisito potrebbe rivalutarsi sensibilmente rispetto ai 15 milioni pagati oggi.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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