NextEra Energy e Dominion Energy hanno depositato il 15 luglio 2026 le richieste formali di approvazione regolatoria per la loro fusione da 67 miliardi di dollari, avviando ufficialmente il conto alla rovescia per la revisione della Virginia State Corporation Commission. L’operazione, strutturata interamente in azioni, darebbe vita al più grande operatore elettrico regolamentato al mondo, con circa 10 milioni di clienti distribuiti tra Florida, Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud.
I numeri dell’accordo sono di scala inedita per il settore. NextEra deterrebbe il 74,5% delle quote della società risultante, mentre agli azionisti di Dominion andrebbe il restante 25,5%. La capacità installata combinata supera i 110 GW, cui si aggiunge una coda di grandi utenze già contrattualizzate pari a 130 GW — dati che misurano in modo concreto la dimensione della domanda elettrica in attesa di essere servita, trainata soprattutto dai data center. Solo in Virginia i contratti di fornitura stipulati da Dominion con i data center hanno già superato i 70 GW, quasi il triplo del picco di carico attuale della rete statale. La chiusura dell’operazione è attesa nella seconda metà del 2027.
Sul piano industriale, la logica della fusione è chiara. Bill Murray, senior vice president di Dominion, ha indicato nella capacità d’acquisto combinata il principale vantaggio: la nuova società potrà approvvigionarsi di infrastrutture energetiche in volumi tali da abbassarne il costo unitario, rafforzando al tempo stesso il merito creditizio del gruppo. Le economie di scala si traducono anche in un accesso al capitale più efficiente, un fattore determinante per chi deve finanziare decine di miliardi in nuova generazione. Ai clienti di Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud sono stati promessi 2,25 miliardi di dollari in crediti sulle bollette, finanziati interamente dagli azionisti. I costi del merger non saranno trasferiti alle tariffe.
Per il nucleare, la fusione apre uno scenario di interesse diretto. Murray ha dichiarato che la nuova entità potrà accelerare la messa in esercizio dei reattori modulari di piccola taglia (SMR) non appena la tecnologia sarà disponibile sul mercato. La standardizzazione delle tecnologie tra i diversi stati di operazione è uno degli obiettivi espliciti del management. Già oggi il perimetro include asset nucleari rilevanti: NextEra controlla la centrale di Seabrook nel New Hampshire, Dominion gestisce Millstone nel Connecticut — e la fusione concentrerebbe in un unico operatore l’intera produzione nucleare del New England. La Nuclear Regulatory Commission è tra gli enti federali chiamati ad esprimersi sull’operazione, insieme alla Federal Energy Regulatory Commission.
La Virginia SCC ha ora sei mesi di tempo per esaminare l’accordo, sentire le parti e decidere. È la revisione più grande che il regolatore statale abbia mai affrontato. La nuova società opererà sotto il nome NextEra Energy e sarà quotata al NYSE con il simbolo NEE; John Ketchum guiderà il gruppo come presidente e CEO, mentre Robert Blue, attuale CEO di Dominion, assumerà la guida delle utility regolamentate. Se l’approvazione arriverà nei tempi previsti, gli Stati Uniti si troveranno con un operatore energetico capace di finanziare e costruire nuova capacità nucleare — SMR inclusi — a una scala che nessuna utility americana ha mai raggiunto da sola.



