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General Atomics progetterà il primo impianto al mondo per testare i blanket da fusione

General Atomics collaborerà con il Dipartimento dell’Energia americano per progettare la prima struttura al mondo in grado di testare i blanket da fusione a scala reale, un componente mai validato a queste dimensioni. Il consorzio include Idaho National Laboratory, Kyoto Fusioneering e UC San Diego.

General Atomics progetterà il primo impianto al mondo per testare i blanket da fusione

General Atomics ha annunciato una collaborazione con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per sviluppare i concetti progettuali di una struttura dedicata ai test dei blanket da fusione a scala piena — un sistema che non è mai stato validato a queste dimensioni. La Blanket Component Test Facility (BCTF) è pensata per consentire a scienziati e ingegneri di valutare sistemi di blanket integrati, componenti indispensabili per qualsiasi centrale a fusione commerciale.

Il blanket è la parte nucleare di un reattore a fusione. Il suo compito è intercettare i neutroni ad alta energia prodotti dalla reazione deuterio-trizio, catturare il calore da convertire in elettricità e produrre il trizio necessario ad alimentare la reazione stessa. Questo avviene grazie a materiali a base di litio — solidi, liquidi o in forma di sali fusi — che rivestono l’interno del vessel. I neutroni colpiscono gli atomi di litio, che si dividono generando trizio ed elio. Senza un blanket funzionante, un impianto a fusione non può essere autosufficiente sul piano del combustibile: il trizio non esiste in natura in quantità sufficienti. Una centrale da 2000 MW ne richiederebbe circa 112 kg l’anno, a fronte di una disponibilità mondiale stimata tra 30 e 40 kg.

Il problema è che nessuno ha mai testato un blanket da fusione a questa scala. Lo ha detto esplicitamente il Dr. Anantha Krishnan, vicepresidente senior del General Atomics Energy Group: “No one has tested a fusion blanket at this scale.” La BCTF servirebbe esattamente a colmare questo vuoto, riducendo i rischi tecnici sui design di nuova generazione prima che vengano integrati in impianti reali. Il consorzio comprende l’Idaho National Laboratory (INL), la giapponese Kyoto Fusioneering, l’Università della California San Diego e altri collaboratori. L’avvio è stato reso possibile da un investimento iniziale del DOE destinato a INL per avviare la fase di progettazione preconzettuale.

Il contesto non è casuale. Già nel febbraio 2025 il DOE aveva stanziato oltre 107 milioni di dollari per sei progetti nell’ambito dei Fusion Innovative Research Engine (FIRE) Collaboratives, tra cui un programma specifico guidato dall’INL per testare l’impatto dei neutroni sui componenti del blanket. General Atomics ha partecipato a quella fase con competenze di ingegneria e modellazione. La BCTF rappresenta il passo successivo: non più singoli componenti in reattori a fissione, ma un sistema integrato a scala reale. GA gestisce il DIII-D National Fusion Facility per conto del DOE, il più grande impianto americano di fusione magnetica, ed è la prima azienda a fusione negli Stati Uniti, con un programma di ricerca avviato nel 1957.

San Diego sta diventando il centro di gravità dell’industria della fusione americana. La città ospita già il Fusion Data Science and Digital Engineering Center, programmi accademici di rilievo alla UC San Diego e alla San Diego State University, e una rete crescente di attori privati e pubblici. Il recente Senate Bill 80 californiano ha istituito la California Fusion Research and Development Innovation Initiative, rafforzando ulteriormente questo ecosistema locale. Se la BCTF verrà costruita, potrebbe concentrare in un unico polo le competenze necessarie per qualificare i blanket destinati ai primi impianti commerciali. Il percorso è ancora lungo, ma la fase di progettazione che inizia oggi è quella in cui le scelte tecniche diventano irreversibili: da qui in poi, i costi dell’errore crescono.

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