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General Fusion sbarca al Nasdaq: prima società di fusione quotata in borsa

General Fusion è diventata la prima società al mondo interamente dedicata alla fusione nucleare a essere quotata in borsa, debuttando al Nasdaq il 13 luglio 2026 sotto il ticker GFUZ. Con 150 milioni di dollari in cassa e un reattore dimostrativo già operativo, la canadese punta ai traguardi tecnici commerciali entro il 2028.

General Fusion sbarca al Nasdaq: prima società di fusione quotata in borsa

General Fusion Group Ltd. ha iniziato a negoziare le sue azioni al Nasdaq il 13 luglio 2026, sotto il ticker GFUZ. È la prima società interamente focalizzata sulla fusione nucleare a essere quotata in un mercato pubblico. Un passaggio che segna qualcosa di concreto per un settore che ha vissuto per decenni tra laboratori e promesse.

La società canadese, con sede a Vancouver e oltre vent’anni di ricerca alle spalle, è arrivata ai mercati finanziari attraverso una fusione con la Spring Valley Acquisition Corp. III, una SPAC specializzata in energie pulite. L’operazione si è chiusa il 10 luglio 2026. La valutazione pre-money era fissata a 600 milioni di dollari, con un valore d’impresa pro-forma di 724 milioni. General Fusion entra nei mercati pubblici con circa 150 milioni di dollari in cassa, tra proventi del collocamento privato e capitale del trust, destinati a finanziare il programma di sviluppo tecnologico fino al 2028.

Al centro della strategia c’è LM26, il Lawson Machine 26: la prima macchina dimostrativa di fusione a bersaglio magnetizzato costruita a scala commercialmente rilevante. La macchina è già operativa. A giugno 2026, General Fusion ha comunicato un risultato tecnico significativo: LM26 ha compresso un plasma portandolo a circa 8,4 milioni di gradi Celsius, pari a 0,72 keV. La temperatura elettronica del plasma è più che triplicata attraverso la compressione meccanica, accompagnata da aumenti nella densità del plasma, nel campo magnetico e nella resa di neutroni durante la compressione. I dati sono stati presentati in un articolo tecnico sottoposto a revisione tra pari.

L’approccio di General Fusion alla fusione — chiamato Magnetized Target Fusion (MTF) — si distingue da quello degli altri principali concorrenti perché evita i magneti superconduttori e i laser ad alta potenza. La macchina utilizza una pressa meccanica al litio per comprimere il plasma. Questo implica una struttura più semplice, materiali industriali già disponibili e, in teoria, costi di costruzione più bassi. La società detiene 210 brevetti tra rilasciati e in corso, ed è una delle quattro aziende private al mondo ad aver pubblicato risultati di fusione convalidati dalla comunità scientifica.

Il capitale raccolto è destinato a portare LM26 attraverso una serie di traguardi tecnici precisi: prima 1 keV, poi 10 keV, infine il criterio di Lawson — la soglia fisica oltre la quale la reazione di fusione produce più energia di quanta ne consuma. General Fusion punta a completare questi passaggi entro il 2028. TIME ha inserito la società al primo posto nella lista delle migliori aziende greentech del mondo nel 2026.

La quotazione in borsa non risolve le sfide tecniche che ancora separano la fusione dalla rete elettrica. Ma porta il settore in un territorio nuovo: quello della rendicontazione pubblica, della trasparenza trimestrale, della pressione degli investitori. Per General Fusion, questo è anche uno strumento di legittimazione scientifica e industriale. Se LM26 raggiungerà il criterio di Lawson nei tempi previsti, il mercato avrà per la prima volta un riferimento quotato a cui ancorare le aspettative sull’energia da fusione.

Tag: Decarbonizzazione Transizione energetica

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