General Fusion Group Ltd. ha iniziato a scambiare sul Nasdaq il 13 luglio 2026, con il ticker GFUZ, diventando la prima società di fusione nucleare quotata in un mercato borsistico pubblico. Il titolo ha chiuso la prima seduta con un rialzo del 40% rispetto al prezzo di riferimento di 12,85 dollari, segnale di un interesse degli investitori tutt’altro che tiepido.
La quotazione è arrivata attraverso il completamento di una fusione con Spring Valley Acquisition Corp. III, una SPAC già negoziata sul Nasdaq. L’operazione si è chiusa il 10 luglio 2026, e tre giorni dopo le azioni di General Fusion hanno fatto il loro ingresso ufficiale sul mercato. L’azienda, fondata nel 2002 e con sede a Vancouver, Canada, raccoglie così circa 150 milioni di dollari in liquidità — combinando i proventi del collocamento privato e il capitale del trust — da destinare all’avanzamento della propria tecnologia di fusione.
Il cuore del piano industriale è il cosiddetto Programma Lawson, che prende il nome dal criterio fisico che definisce le condizioni necessarie per ottenere energia netta dalla fusione: raggiungere una combinazione sufficiente di temperatura, densità e tempo di confinamento del plasma. General Fusion persegue questo obiettivo attraverso la tecnologia MTF, Magnetized Target Fusion, che combina confinamento magnetico e compressione meccanica rapida. L’approccio evita superconduttori e laser ad alta potenza, puntando a macchine costruibili con materiali già disponibili industrialmente e, in prospettiva, economicamente competitive.
La macchina dimostrativa LM26, operativa a Vancouver, è il banco di prova di questa tecnologia. Progettata, costruita e avviata in meno di due anni, LM26 comprime il plasma con un liner di litio a un diametro pari al 50% di quello previsto per una macchina commerciale. Al momento della quotazione, la macchina aveva già registrato temperature elettroniche del plasma intorno a 0,72 keV, corrispondenti a circa 8,4 milioni di gradi Celsius, su un obiettivo iniziale di 1 keV — cioè 10 milioni di gradi. Le tappe successive prevedono il raggiungimento di 10 keV (100 milioni di gradi) e infine del criterio di Lawson vero e proprio, traguardo che General Fusion si prefigge entro il 2028.
La quotazione in borsa non è solo un evento finanziario. Porta la fusione nucleare sul palcoscenico dei mercati pubblici per la prima volta nella storia, con un segnale preciso verso gli investitori istituzionali che finora avevano potuto accedere a questo settore solo attraverso round privati. General Fusion ha già stretto un accordo quadro con Renexia per un possibile dispiegamento commerciale in Italia, e nel 2026 è entrata nella classifica TIME dei migliori 100 progetti GreenTech mondiali. La concorrenza non manca — TAE Technologies, sostenuta da capitali legati all’amministrazione Trump, punta anch’essa a una quotazione pubblica — ma General Fusion ha bruciato tutti sul tempo. Se LM26 centrerà le tappe previste, il 2028 potrebbe essere l’anno in cui la fusione smette di essere una promessa da rinnovare ogni decennio.



