La Germania ha spento l’ultimo reattore nell’aprile 2023. Da allora, compra elettricità nucleare dalla Francia. Nel 2024, Berlino ha importato circa 15 TWh di elettricità francese, quasi tutta di origine atomica, toccando livelli record secondo i dati dell’Agenzia per l’informazione energetica statunitense. La Francia, nello stesso anno, ha aumentato le proprie esportazioni elettriche del 48%, raggiungendo 103 TWh totali verso l’Europa. Il principale beneficiario? Proprio la Germania, che oggi dipende dall’atomo di Parigi per tenere accese le luci di Berlino.
Il paradosso è già noto, ma i numeri del 2025 lo rendono ancora più tangibile. Nel primo trimestre dell’anno, i combustibili fossili hanno coperto il 50,5% dell’elettricità tedesca immessa in rete — la quota più alta in due anni. Le rinnovabili sono scese al 49,5%, in calo del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il vento ha tradito: la produzione eolica è crollata del 29%. Quando il vento si ferma, la Germania accende il carbone o chiama Parigi. In novembre 2024, Bloomberg aveva già documentato lo schema: vento debole in Germania, ordine di elettricità nucleare alla Francia, dove in quei giorni i reattori giravano al massimo storico dall’inizio dell’anno.
Dietro i dati c’è una scelta politica fatta vent’anni fa, accelerata dopo Fukushima nel 2011. La Germania aveva 17 reattori. Li ha spenti tutti, uno a uno. Gli ultimi tre sono rimasti in funzione fino ad aprile 2023 solo perché la crisi del gas russo aveva reso impossibile fare altrimenti. Con il nucleare domestico azzerato, il mix energetico tedesco si regge su tre pilastri: rinnovabili intermittenti, fossili di riserva e importazioni. Il gas naturale copre ancora circa un terzo del consumo energetico finale del paese, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia. I terminali GNL costruiti in fretta sul Mar del Nord colmano solo una parte del vuoto lasciato dai gasdotti russi.
La Francia ha fatto il percorso opposto. Il piano Messmer degli anni Settanta ha costruito una flotta nucleare che oggi conta 57 reattori, la più grande d’Europa. Nel 2024, il nucleare ha generato il 65% dell’elettricità francese — 361 TWh, in crescita dai 320 TWh del 2023. EDF guadagna miliardi vendendo elettricità all’estero, mentre la Germania paga prezzi di mercato per quell’atomo che non vuole sul proprio territorio ma che consuma senza problemi. Un membro dell’FDP tedesco lo ha detto senza giri di parole: la transizione energetica dei Verdi si regge sull’elettricità nucleare francese, che però costa più di quella prodotta internamente dai reattori ora chiusi.
Uno studio comparativo citato da Climate Scorecard ha simulato due scenari per il sistema energetico tedesco: uno con il nucleare, uno senza. Il risultato è inequivocabile. Lo scenario che include il nucleare produce un sistema più stabile, meno costoso e con maggiore sicurezza energetica. Quello basato solo sulle rinnovabili genera costi più alti e maggiori difficoltà di integrazione sulla rete. La Germania, in altre parole, sta pagando per verificare empiricamente questa conclusione. Il conto, per il momento, lo pagano i consumatori tedeschi — tra i più gravati d’Europa in termini di bollette elettriche — mentre Parigi incassa i proventi di una scelta industriale fatta cinquant’anni fa e mai abbandonata. Se il dibattito sul ritorno al nucleare in Germania tornerà in agenda politica, difficilmente potrà ignorare questi numeri.



