Helion Energy ha chiuso un round Series G da 465 milioni di dollari, portando la valutazione dell’azienda a 15,5 miliardi di dollari post-money. È il maggiore singolo round di finanziamento tra le società di fusione a livello mondiale dal 2021, quando Commonwealth Fusion Systems aveva raccolto 1,8 miliardi. Il totale investito in Helion dall’inizio della sua storia raggiunge ora 1,5 miliardi di dollari.
Il round è stato guidato da Thrive Capital. Tra i nuovi investitori figurano Alta Park Capital, Lux Capital, Peak XV Partners, BoxGroup, Anti Fund e Bill Ford, presidente esecutivo di Ford Motor Company. Hanno partecipato anche investitori già presenti nel capitale, tra cui Lightspeed Venture Partners, SoftBank Vision Fund 2, Mithril Capital e Capricorn Technology Impact Funds. La valutazione risultante è quasi il triplo rispetto al round Series F di gennaio 2025, quando l’azienda era stata stimata a circa 5,4 miliardi. Un salto che dice molto sulla percezione del settore da parte dei mercati privati.
Con il capitale raccolto, Helion intende espandere la capacità produttiva negli Stati Uniti, accelerare il dispiegamento commerciale della tecnologia e continuare a sviluppare il prototipo Polaris, il settimo della serie, entrato in funzione alla fine del 2024. Polaris è una macchina a configurazione Field-Reversed Configuration progettata per dimostrare la fattibilità della produzione netta di elettricità dalla fusione. È il passo diretto verso il primo impianto commerciale.
David Kirtley, CEO di Helion, ha dichiarato che “la fusione non è più un’idea futura, ma un percorso verso elettricità pulita, affidabile e sempre disponibile su larga scala.” L’obiettivo esplicito dell’azienda è consegnare elettricità da fusione ai clienti entro questo decennio. Non il prossimo. Helion ha già un accordo di fornitura firmato con Microsoft, che si aspetta di ricevere energia dall’impianto entro il 2028. Quell’accordo resta uno dei pochi contratti concreti nel settore della fusione.
Il contesto è quello di una domanda globale di energia in forte crescita, trainata dall’intelligenza artificiale, dalla reindustrializzazione e dalla decarbonizzazione. I datacenter consumano quantità crescenti di elettricità, e i grandi operatori tecnologici stanno cercando fonti di generazione che vadano oltre le rinnovabili intermittenti. La fusione, se mantenuta la promessa, offrirebbe continuità e densità energetica senza emissioni di carbonio e senza la produzione di scorie ad alta radioattività tipica della fissione.
La fusione privata attraversa una fase di fiducia crescente da parte degli investitori. Solo nel 2026, tra Helion e altri operatori, i capitali affluiti al settore mostrano una continuità che pochi avrebbero previsto. Se Polaris dimostrerà nei prossimi mesi la produzione netta di elettricità, il passo verso il primo impianto commerciale smette di essere teorico. A quel punto, la valutazione attuale di Helion potrebbe sembrare, retrospettivamente, prudente.



