L’Italia torna al nucleare e lo fa con una struttura legislativa precisa. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega che affida al governo il compito di reintrodurre l’energia nucleare nel mix energetico nazionale, con un mandato di 24 mesi per produrre decreti attuativi. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha fissato un obiettivo ambizioso: i primi impianti operativi entro il 2030, con una quota nucleare compresa tra l’11% e il 22% della domanda energetica interna al 2050, pari a una capacità installata tra 8 e 16 GW.
La legge non si limita a dichiarare intenzioni. Prevede la nascita di un Programma Nazionale per il Nucleare Sostenibile, l’istituzione di un’Autorità per la Sicurezza Nucleare indipendente, il rafforzamento della ricerca scientifica e industriale, lo sviluppo di nuove competenze e campagne di informazione pubblica. Il testo abbraccia sia la fissione — con reattori di terza e quarta generazione, inclusi gli SMR — sia la fusione nucleare. Sogin, l’ente pubblico che gestisce il decommissioning degli impianti storici, si candida già a gestire i futuri reattori: secondo il suo amministratore delegato Gian Luca Artizzu, le competenze accumulate in quarant’anni di attività rimangono vive e pronte a essere riconvertite verso la produzione.
La spinta viene anche dal mercato. La domanda elettrica italiana è destinata quasi a raddoppiare entro il 2050, arrivando a 583 TWh secondo le stime governative, e le rinnovabili da sole non bastano a coprire la crescita. I data center sono un fattore rilevante: l’Italia ospita circa il 12% dei circa 1.300 data center europei, con un tasso di espansione a doppia cifra ben superiore alla media continentale. La domanda energetica di questi impianti è attesa raddoppiare tra il 2024 e il 2028, aggiungendo tra 1.000 e 1.200 MW di carico alla rete. Gli SMR — reattori modulari di piccola taglia, costruibili in fabbrica — sono indicati come soluzione compatibile con questa domanda diffusa e flessibile, con un orizzonte di prima disponibilità commerciale fissato ai primi anni Trenta.
Parallelamente alla normativa, il tessuto industriale si sta organizzando. A maggio 2025, a Piacenza Expo, si è tenuta la prima edizione della Nuclear Power Expo, prima fiera italiana interamente dedicata al nucleare civile. Tre giorni, oltre 6.000 visitatori professionali, decine di aziende specializzate, un workshop tecnico dell’AIEA con il suo Senior Expert Pekka Pyy sulle forniture per i sistemi di sicurezza degli impianti. La manifestazione ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, di ENEA, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Piacenza. La seconda edizione è già fissata dal 9 all’11 giugno 2026, sempre a Piacenza. Il governo è in trattativa con Enel, Ansaldo e Leonardo per la creazione di una società a partecipazione pubblica destinata a costruire i nuovi reattori.
Trent’anni di assenza non si colmano in un decreto, ma il perimetro entro cui si muove l’Italia oggi è più definito di quanto non sia mai stato dal 1987. Il quadro normativo si sta formando, la filiera industriale esiste ed è attiva su commesse globali, la domanda energetica fornisce una pressione reale. Se i tempi legislativi reggeranno e i partner industriali convergeranno, il paese potrebbe tornare produttore di energia nucleare in meno di un decennio — per la prima volta dopo aver dismesso l’ultima centrale nel 1990.



