India e Australia hanno operativizzato il loro accordo di cooperazione nucleare civile, aprendo la strada alla fornitura commerciale di uranio australiano per alimentare i reattori indiani. L’intesa è stata formalizzata durante il vertice Australia-India Annual Leaders’ Summit di Melbourne, svoltosi dal 8 al 10 luglio, quando il Primo Ministro Narendra Modi e il suo omologo Anthony Albanese hanno siglato 18 accordi complessivi, tra cui un patto di difesa e il memorandum sul nucleare civile.
L’accordo di cooperazione nucleare tra i due paesi era stato firmato nel 2014, ma era rimasto in larga parte inattuato per oltre un decennio. Ora viene messo a regime grazie anche al quadro normativo offerto dal SHANTI Act — la legge indiana che ha riformato il settore nucleare civile, eliminando le disposizioni sulla responsabilità dei fornitori stranieri che per anni avevano frenato gli investimenti esteri. Modi, durante la dichiarazione congiunta, ha definito l’intesa “un accordo importante nel campo dell’energia nucleare” che aprirà la via alle forniture di uranio australiano verso l’India.
Per New Delhi il nodo del combustibile è tutt’altro che secondario. L’India importa attualmente circa tre quarti del proprio fabbisogno di uranio per uso civile, dato che le riserve domestiche si stanno esaurendo. La strategia di diversificazione delle forniture è ormai parte consolidata del piano energetico di lungo periodo: oltre all’Australia, l’India ha accordi di fornitura attivi con Canada, Kazakistan, Russia, Francia e Uzbekistan. La canadese Cameco ha recentemente siglato un contratto da circa 1,9 miliardi di dollari per consegnare quasi 22 milioni di libbre di concentrato di uranio tra il 2027 e il 2035. Il Kazakhstan, tramite Kazatomprom, è protagonista di un’intesa valutata oltre 4 miliardi di dollari. L’Australia si aggiunge a questo portafoglio con riserve tra le più grandi al mondo.
Il contesto diplomatico in cui si inserisce l’accordo è quello del Quad, il formato strategico che unisce India, Australia, Stati Uniti e Giappone. A Manila, il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar ha incontrato in successione il Segretario di Stato americano Marco Rubio — con cui ha discusso le priorità della Comprehensive Global Strategic Partnership, dal commercio alla difesa fino ai minerali critici — e il ministro degli Esteri australiano Penny Wong, per fare il punto sui risultati del vertice di Melbourne. In mattinata aveva visto anche la controparte filippina, Ma. Theresa P. Lazaro, con cui ha passato in rassegna la cooperazione bilaterale e gli sviluppi dell’Indo-Pacifico.
L’ambizione dell’India è portare la propria capacità nucleare installata a 100 gigawatt entro il 2047. Oggi il paese opera 24 reattori. Raggiungere quell’obiettivo richiede una base di combustibile stabile e diversificata: ogni nuovo accordo di fornitura aggiunge un tassello concreto a questo piano. L’energia nucleare civile — inclusi gli SMR, su cui si stanno muovendo anche le Filippine con il supporto degli Stati Uniti — sta diventando terreno di cooperazione pratica tra le potenze dell’Indo-Pacifico, al di là delle dichiarazioni d’intento. L’accordo con l’Australia, maturato in dodici anni, dimostra che i tempi della diplomazia nucleare sono lunghi. Ma quando si chiudono, producono effetti concreti.



