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India, il Parlamento chiede più uranio domestico per i reattori

Un rapporto del Comitato parlamentare indiano sulle imprese pubbliche mette in luce il gap tra produzione domestica di uranio e fabbisogno del parco nucleare in espansione. La produzione interna copre solo il 30% del necessario e il Parlamento chiede misure urgenti su più fronti.

India, il Parlamento chiede più uranio domestico per i reattori

La produzione domestica di uranio in India copre appena il 30% del fabbisogno previsto per il parco di reattori PHWR in costruzione. Il Comitato parlamentare sulle imprese pubbliche lo dice senza giri di parole nel suo ultimo rapporto, che esamina le prestazioni di NPCIL e le risposte del Dipartimento per l’Energia Atomica. Con i futuri reattori ad acqua pesante che richiederanno circa 5.400 tonnellate di U₃O₈ all’anno, il divario tra ciò che l’India estrae e ciò che consumerà è destinato ad allargarsi se non si interviene in fretta.

Il piano del Dipartimento per l’Energia Atomica prevede che UCIL, la società mineraria pubblica sotto la sua tutela, raddoppi la produzione entro il 2036 potenziando la capacità estrattiva esistente e avviando nuovi siti in Jharkhand, Rajasthan e Chhattisgarh. Il Comitato ha accolto positivamente questa tabella di marcia, ma ha anche rilevato un problema di tempi: le aggiunte di capacità di NPCIL sono concentrate nel prossimo decennio, mentre il piano minerario di UCIL arriva a maturazione solo alla fine di quel periodo. Qualsiasi ritardo nell’avvio dei nuovi cluster minerari prolungherà la dipendenza da combustibile importato, con tutto ciò che questo comporta in termini di vulnerabilità geopolitica.

Le importazioni arrivano oggi da Kazakhstan, Russia, Uzbekistan e Canada. Un contratto a lungo termine con l’Uzbekistan è in scadenza nel 2026, e il Comitato ha chiesto aggiornamenti su una possibile proroga o su un nuovo accordo. Sul fronte delle riserve strategiche, il rapporto è esplicito: costruire scorte calibrate sui cicli di rifornimento dei reattori è una misura indispensabile per garantire la continuità operativa in caso di interruzioni della catena di fornitura. L’India, che gestisce attualmente 25 reattori per una capacità installata di 8.780 MW, non può permettersi fermate impreviste per mancanza di combustibile.

Il Comitato ha anche espresso favore per un progetto di joint venture tra UCIL e NTPC per acquisire partecipazioni in asset uraniferi all’estero. L’obiettivo è stabilizzare i costi del combustibile nel lungo periodo e ridurre l’esposizione alle oscillazioni del mercato internazionale. Al Dipartimento per l’Energia Atomica è stato chiesto un piano dettagliato con scadenze precise per questa joint venture, le strategie di approvvigionamento futuro e un quadro per il coinvolgimento di operatori privati nella produzione domestica. Le riforme regolamentari sono l’altro pilastro del rapporto: semplificare i percorsi autorizzativi comprimerebbe il ciclo dall’ottenimento del permesso all’avvio della produzione, migliorando l’affidabilità complessiva di UCIL come fornitore di NPCIL.

Le risorse non mancano in assoluto: la Direzione per i Minerali Atomici ha censito circa 431.000 tonnellate di ossido di uranio nel territorio nazionale. Dei circa 80.400 tonnellate trasferite a UCIL, quasi il 39% è già stato estratto. Ai ritmi attuali le riserve residue basterebbero per quarant’anni, ma questo scenario presuppone che non vengano aggiunte nuove riserve e che il fabbisogno resti invariato. Due ipotesi che non reggono di fronte a un programma nucleare che punta a espandersi in modo consistente. La vera partita, dunque, non è sull’esistenza delle risorse, ma sulla capacità di metterle a terra nei tempi giusti.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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