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India punta a 100 GW nucleare entro il 2047: Modi annuncia cinque nuovi reattori

Dal Forte Rosso di Nuova Delhi, il premier Narendra Modi ha fissato l’obiettivo di portare la capacità nucleare dell’India a 100 GW entro il 2047, annunciando l’avvio di cinque nuovi reattori entro il decennio. Un salto da 8,7 GW attuali che ridisegna la strategia energetica del paese più popoloso del mondo.

India punta a 100 GW nucleare entro il 2047: Modi annuncia cinque nuovi reattori

Dal Forte Rosso di Nuova Delhi, il 15 agosto 2026, il premier Narendra Modi ha fissato il traguardo più ambizioso della storia energetica indiana: 100 GW di capacità nucleare entro il 2047, anno del centenario dell’indipendenza. L’annuncio è arrivato durante il discorso dell’80° Independence Day, davanti a centinaia di migliaia di persone. Cinque nuovi reattori entro la fine del decennio sono il primo passo concreto verso quell’obiettivo.

L’India parte oggi da una base di circa 8,7 GW installati, distribuiti su 24 impianti in esercizio. Raggiungere 100 GW significa moltiplicare più di undici volte la capacità attuale in vent’anni. Modi ha inquadrato questo piano nella legge SHANTI Act, approvata di recente dal Parlamento indiano, che apre il settore nucleare ai privati — una svolta netta rispetto a decenni di monopolio statale. Il governo ha destinato 200 miliardi di rupie alla ricerca e sviluppo nell’ambito della Nuclear Energy Mission, con uno stanziamento specifico per la progettazione e il dispiegamento di almeno cinque Bharat Small Modular Reactor (BSMR).

Un’altra notizia di rilievo è arrivata insieme all’annuncio politico: il Prototype Fast Breeder Reactor (PFBR) di Kalpakkam, nel Tamil Nadu, ha raggiunto la criticità nel 2026. Il reattore da 500 MW, sviluppato da BHAVINI, usa combustibile misto a base di plutonio ed è raffreddato con sodio liquido. È il secondo stadio del programma nucleare indiano a tre fasi, pensato per riprocessare il combustibile esaurito dei reattori a pressione d’acqua pesante e ridurre la dipendenza dall’uranio importato. Modi lo ha citato come prova concreta del progresso verso l’autosufficienza nel ciclo del combustibile.

La strategia per arrivare a 100 GW si articola su due linee parallele. Da un lato, i grandi reattori convenzionali a acqua pesante pressurizzata (PHWR), che restano la colonna portante dell’espansione a breve termine. Dall’altro, i reattori modulari di piccola taglia, destinati a una diffusione più rapida e flessibile. Il BSMR-200 da 200 MW e l’SMR-55 da 55 MW saranno costruiti a Tarapur, vicino a Mumbai, dove sorge il primo impianto nucleare del paese, operativo da oltre cinquant’anni. Un terzo progetto, un reattore a gas ad alta temperatura da 5 MW, è in fase di progettazione presso il Bhabha Atomic Research Centre (BARC). Sulle Isole Andamane, intanto, le autorità locali hanno annunciato uno studio di fattibilità per un reattore modulare galleggiante, con esperti di BARC e NPCIL attesi già questo mese.

Il contesto è quello di una domanda elettrica che cresce a ritmi difficili da soddisfare con le sole fonti rinnovabili. Modi ha citato esplicitamente chip, intelligenza artificiale e data center come settori ad altissimo consumo energetico: “sarà difficile far girare questo nuovo mondo senza energia,” ha detto. Il nucleare è posizionato come fonte di base a emissioni zero, capace di bilanciare l’intermittenza del solare e dell’eolico. La capacità fotovoltaica indiana è salita da 2 GW nel 2014 a 160 GW oggi, ma il fabbisogno continua ad accelerare più velocemente della produzione.

Se l’India mantiene questo ritmo e riesce a mobilitare i capitali privati previsti dalla SHANTI Act, potrebbe diventare il terzo mercato nucleare al mondo per capacità installata entro metà secolo, scalzando la Francia. Il vero banco di prova sarà il prossimo quinquennio: i cinque reattori annunciati da Modi sono l’impegno più verificabile, e la loro messa in esercizio dirà quanto la visione del 2047 è fatta di acciaio o soltanto di parole.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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