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L’uranio tiene il passo: unico minerale con esplorazione in crescita nel 2025

Mentre gli investimenti globali nei minerali critici crollano del 9% nel 2025, l’uranio è tra i pochi a registrare una crescita nell’esplorazione. Il Canada, secondo produttore mondiale, accelera la sua strategia nucleare con l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni entro il 2035.

L’uranio tiene il passo: unico minerale con esplorazione in crescita nel 2025

Nel 2025, gli investimenti globali nei minerali critici hanno segnato una flessione del 9%, interrompendo anni di crescita consecutiva. L’uranio, però, ha tenuto una direzione diversa. Secondo il Global Critical Minerals Outlook 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la spesa in esplorazione dell’uranio ha registrato una crescita modesta mentre litio e nichel perdevano circa il 45% dei loro budget esplorativi. In un quadro complessivo di contrazione, è un risultato che dice molto sulla direzione del mercato dell’energia.

Il rapporto IEA fotografa un settore sotto pressione su più fronti. Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei prezzi hanno reso gli investitori cauti, anche in presenza di una domanda strutturalmente solida per le tecnologie energetiche pulite. I metalli per batterie hanno subito il calo più marcato, con una riduzione della spesa in conto capitale superiore al 20%, la più acuta in oltre dieci anni, e le aziende del litio che hanno tagliato gli investimenti di circa il 40%. Il rame ha invece aumentato gli investimenti dell’8%. L’uranio, assieme al rame, è rimasto tra i pochi comparti con una traiettoria stabile o positiva. L’Asia Pacifico è stata l’unica regione a invertire la tendenza sull’esplorazione in generale, con un aumento del 20%, mentre la maggior parte delle altre aree del mondo ha ridotto i budget. I governi delle economie avanzate hanno aumentato il sostegno pubblico fino a circa 65 miliardi di dollari nel 2025, quattro volte il livello del 2023, ma rimane un divario significativo tra gli impegni dichiarati e le erogazioni effettive.

Il contesto spiega perché l’uranio si comporta in modo diverso dagli altri minerali. La domanda di combustibile nucleare è strutturalmente legata ai contratti a lungo termine con le utility elettriche, meno esposta alle oscillazioni di breve periodo che colpiscono i mercati dei metalli per batterie. Al tempo stesso, nuovi driver stanno ampliando le prospettive di domanda futura. L’interesse per i reattori modulari di piccola taglia, i cosiddetti SMR, e le esigenze energetiche dei data center per l’intelligenza artificiale spingono verso un’espansione della capacità nucleare installata a livello globale. Secondo l’USGS, per il decennio 2025-2035 si stima che i reattori commerciali statunitensi da soli richiederanno circa 433 milioni di libbre equivalenti di U3O8.

Il Canada si trova al centro di questa dinamica. Secondo produttore mondiale di uranio con il 24% della produzione globale nel 2024, il paese ha estratto 14.300 tonnellate di uranio dalla Saskatchewan quell’anno, per un valore di circa 3 miliardi di dollari canadesi, esportandone il 90%. L’Athabasca Basin, nel Saskatchewan settentrionale, ospita i giacimenti ad alto tenore più importanti del pianeta, con concentrazioni di uranio fino a cento volte superiori alla media mondiale. Un recente studio scientifico ha censito oltre 2.600 occorrenze e giacimenti di uranio sul territorio canadese, classificandoli in sei tipologie principali. Le riserve accertate del paese superano le 588.000 tonnellate di uranio elementare, sufficienti a sostenere la produzione per almeno cinquant’anni agli attuali ritmi. La prima strategia nucleare nazionale canadese, presentata nel 2026, ha fissato l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni di uranio nell’arco di dieci anni fino al 2035, con nuove miniere che dovranno entrare in servizio entro quella data e una revisione delle politiche di investimento minerario prevista entro il 2027.

La tenuta dell’esplorazione uranifiera nel 2025 non è casuale. Riflette aspettative concrete su una domanda crescente nei prossimi anni, alimentata da un numero sempre maggiore di reattori in costruzione nel mondo e da politiche energetiche che stanno rivalutando il ruolo del nucleare nella decarbonizzazione. Il Canada ha le risorse, la posizione geopolitica e ora anche una strategia esplicita per diventare il fornitore di riferimento di uranio per i mercati occidentali. Se le intenzioni si tradurranno in nuova capacità estrattiva operativa entro il 2035, il paese potrà consolidare una leadership che i dati di produzione già disegnano con chiarezza.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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