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Macquarie punta al nucleare: la CEO uscente apre agli investimenti

Shemara Wikramanayake, CEO uscente di Macquarie Group, lascia la guida della banca d’investimento australiana con una partecipazione da oltre 370 milioni di dollari e un messaggio chiaro: il nucleare deve entrare nel portafoglio energetico della banca. Una presa di posizione che apre scenari concreti per uno degli istituti finanziari più influenti al mondo.

Macquarie punta al nucleare: la CEO uscente apre agli investimenti

Shemara Wikramanayake lascerà la guida di Macquarie Group a novembre con 1,47 milioni di azioni della società, per un valore di circa 373 milioni di dollari australiani. Lo fa dopo quarant’anni nella stessa banca, senza aver mai venduto un singolo titolo ricevuto come compenso. Ma la notizia che interessa il settore energetico è un’altra: prima di uscire, la manager ha dichiarato pubblicamente di sperare che Macquarie inizi a finanziare l’energia nucleare.

La posizione di Wikramanayake si inserisce in un contesto in cui la banca australiana — soprannominata da decenni la “fabbrica dei milionari” — sta ridefinendo la propria esposizione energetica. Macquarie Capital sostiene già Paladin Energy, società specializzata nell’estrazione e produzione di uranio destinato alla generazione nucleare. Un segnale che la strada verso il nucleare non è più solo ipotetica per il gruppo. La CEO ha guadagnato tra i 24 e i 30 milioni di dollari all’anno, risultando per più anni la dirigente più pagata d’Australia: la sua voce ha un peso specifico elevato, anche in uscita.

Il contesto australiano è rilevante. Il dibattito sul nucleare nel Paese ha raggiunto una nuova intensità dopo che l’opposizione ha proposto la costruzione di centrali atomiche, inclusi piccoli reattori modulari, portando alla formazione di una commissione parlamentare apposita nel 2024. Le major finanziarie stanno osservando con attenzione. Sul fronte globale, l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che gli investimenti mondiali in energia pulita raggiungeranno i 3.300 miliardi di dollari nel 2025, con una quota destinata a rinnovabili, nucleare e stoccaggio pari a 2.200 miliardi — il doppio di quanto andrà ai combustibili fossili.

Macquarie ha già lanciato fondi dedicati alla transizione energetica, tra cui il Macquarie Energy Transition Infrastructure Fund, orientato verso infrastrutture a basso tenore di carbonio. Aggiungere il nucleare a questo mix sarebbe coerente con la traiettoria del gruppo, che negli ultimi anni ha costruito competenze solide in energia, materie prime e infrastrutture. La domanda è se il prossimo CEO raccoglierà l’indicazione di Wikramanayake o se si limiterà a portare avanti l’agenda già tracciata.

Chi prenderà il suo posto avrà davanti una scelta concreta. Il nucleare globale attira capitali privati a ritmi mai visti prima, e una banca con la capacità di allocazione di Macquarie potrebbe diventare un attore di primo piano nel finanziamento di nuovi progetti atomici, dagli SMR alle grandi centrali. L’apertura della CEO uscente non è un gesto simbolico: è una direzione indicata a chi resta.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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