Al Grand Palais di Parigi, il 10 e 11 febbraio 2025, Emmanuel Macron ha chiuso la prima giornata dell’AI Action Summit con un messaggio diretto: la Francia può fornire l’energia che le aziende di intelligenza artificiale cercano, e lo fa grazie al nucleare. «Plug, baby, plug» è la frase con cui il presidente francese ha sintetizzato la sua offerta al mondo tech globale — un riferimento esplicito al «drill, baby, drill» di Trump, ribaltato per celebrare un modello energetico già pronto, pulito, e abbondante.
Il contesto è quello di un summit che ha riunito oltre mille partecipanti da più di cento paesi, co-presieduto da Macron e dal primo ministro indiano Narendra Modi. L’edizione parigina ha segnato un cambio di registro rispetto ai precedenti appuntamenti di Bletchley Park e Seoul: meno sicurezza come tema dominante, più investimenti e infrastrutture. La rete elettrica francese — con una quota di energia a basso tenore di carbonio che sfiora il 94%, trainata dai reattori nucleari — è diventata l’argomento più concreto portato sul tavolo da un leader europeo. EDF ha già fissato un tetto di 70 euro per megawattora per la produzione nucleare a partire dal 2026, un dato che interessa molto a chi deve pianificare investimenti in data center con orizzonti decennali.
I numeri arrivati al summit parlano chiaro. Gli investitori privati hanno annunciato impegni per quasi 110 miliardi di euro destinati al settore dell’IA in Francia. Tra i principali: tra 30 e 50 miliardi dagli Emirati Arabi Uniti per la costruzione di un grande campus di data center, altri 20 miliardi da Brookfield, il fondo canadese che controlla Data4, uno dei maggiori operatori europei del settore. Microsoft ha già impegnato 4 miliardi per espandere la propria infrastruttura cloud in Francia, con l’obiettivo di installare 25.000 GPU di ultima generazione entro fine 2025. La capacità totale dei data center francesi ha raggiunto i 2.070 megawatt nel 2025 e secondo le proiezioni potrebbe superare i 4.550 megawatt entro il 2030.
La Francia ha esportato nel 2024 circa 90 terawattora di elettricità decarbonizzata. Un surplus che Macron ha presentato come un asset strategico unico: terra disponibile, energia nucleare stabile e pilotabile, burocrazia da semplificare sul modello del cantiere Notre-Dame. L’Unione Europea si è mossa in parallelo con l’iniziativa InvestAI, che punta a mobilitare 200 miliardi di euro, inclusi 20 miliardi destinati alle cosiddette «gigafabbriche» per l’IA. Il Canada di Trudeau ha alzato la mano sul nucleare con toni simili a quelli di Macron, indicando i grandi reattori come parte inevitabile della soluzione energetica per l’IA. Google e Microsoft avevano già avviato accordi per approvvigionarsi di energia nucleare per i propri data center prima ancora del summit parigino.
La partita che si gioca ora non è solo tecnologica. Chi controlla l’energia controlla dove si costruisce l’infrastruttura dell’IA, e di conseguenza dove si addensano i capitali e le competenze. La Francia ha un vantaggio concreto — la sua flotta nucleare — e sta cercando di trasformarlo in posizione industriale duratura. Se gli impegni presi a Parigi si tradurranno in costruzioni reali, la rete di reattori francesi potrebbe diventare la spina dorsale energetica dell’IA europea nei prossimi dieci anni.


