Al Grand Palais di Parigi, il 10 febbraio 2025, Emmanuel Macron ha chiuso la prima giornata dell’AI Action Summit con una battuta destinata a fare il giro del mondo: “Plug, baby, plug”. Una risposta diretta al “Drill, baby, drill” di Donald Trump, e insieme una dichiarazione di posizionamento strategico. La Francia non ha petrolio. Ha l’atomo. E intende usarlo per diventare il cuore energetico dell’intelligenza artificiale europea.
Il messaggio di Macron era preciso: la Francia dispone di terra, di infrastrutture e soprattutto di energia low-carbon, stabile e immediatamente disponibile. La rete elettrica francese dipende per il 60-75% dal nucleare, seconda flotta di reattori attivi al mondo dopo gli Stati Uniti, con 57 reattori distribuiti su 17 centrali gestite da EDF. Nel 2024 il paese ha esportato circa 90 TWh di elettricità decarbonizzata — un surplus che, invece di lasciare il paese, può alimentare i data center che le grandi aziende tech vogliono costruire in Europa. Al summit, EDF ha annunciato la disponibilità di quattro aree di sua proprietà per possibili sviluppi di data center, con altri due siti in gara entro il 2026, per una capacità complessiva di 3 gigawatt.
Gli investimenti annunciati a Parigi sono cifre concrete. Macron ha dichiarato impegni privati per quasi 110 miliardi di euro nel settore AI in Francia: tra i 30 e i 50 miliardi dagli Emirati Arabi Uniti per un grande campus di data center, 20 miliardi dalla canadese Brookfield Corporation. Il provider cloud Fluidstack ha firmato un memorandum d’intesa con il governo francese per costruire uno dei più grandi supercomputer AI al mondo a emissioni zero, con fino a 1 gigawatt di potenza dedicata alimentata dall’energia nucleare di EDF. SoftBank ha confermato successivamente un impegno da 5 gigawatt di capacità AI in Francia, con una prima fase da 3,1 GW nella regione Hauts-de-France entro il 2031. Il governo francese ha finanziato con 400 milioni di dollari la fondazione Current AI, sostenuta da nove paesi tra cui Francia, Germania e India, per sviluppare strumenti open-source e dataset ad alto valore pubblico.
Il vantaggio competitivo della Francia non è solo politico. I dati di mercato lo confermano: secondo Mordor Intelligence, la capacità IT dei data center francesi ha raggiunto 2.070 MW nel 2025, con proiezioni che la portano a 4.550 MW entro il 2030. EDF offre contratti a lungo termine con un tetto di 70 euro per MWh, una prevedibilità dei costi rara in un settore dove l’energia pesa tra il 30 e il 50% delle spese operative. Per un hyperscaler che pianifica investimenti pluriennali, sapere quanto costerà l’elettricità tra dieci anni vale quanto sapere dove si trovano i server. La rete nucleare francese offre entrambe le cose: potenza continua, indipendente dalle condizioni meteorologiche, e prezzi prevedibili — caratteristiche che i parchi eolici e solari, per quanto utili, non garantiscono con la stessa continuità nei carichi AI più intensi.
L’Europa nel complesso si muove in questa direzione, ma con ritmi diversi. Analisti sentiti da CNBC vedono nel nucleare un pilastro della strategia energetica continentale per i data center, in un contesto in cui i prezzi industriali dell’elettricità europei erano in media il doppio di quelli statunitensi nel 2024. La Francia ha scelto di non aspettare: ha l’energia, ha il terreno industriale disponibile, ha la volontà politica. Se i progetti confermati si concretizzano nei tempi dichiarati, Parigi e l’asse Hauts-de-France diventeranno entro questo decennio uno dei principali hub mondiali per l’infrastruttura AI. Il nucleare, in questo scenario, smette di essere un capitolo del passato energetico francese e diventa la premessa tecnica del suo futuro digitale.



