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Milano chiede il nucleare: l’energia cara frena la locomotiva d’Italia

Il 36° rapporto “Milano Produttiva” certifica la crescita dell’area metropolitana milanese nel 2025, ma indica nel costo dell’energia il principale ostacolo alla competitività. La Camera di commercio chiede esplicitamente il nucleare come parte del mix energetico nazionale.

Milano chiede il nucleare: l’energia cara frena la locomotiva d’Italia

La Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi chiede il nucleare. Non come opzione lontana da valutare, ma come componente urgente della strategia energetica del Paese. Il messaggio arriva dal 36° rapporto “Milano Produttiva”, presentato il 14 luglio 2026 a Palazzo Giureconsulti, e riguarda un territorio che da solo genera una quota rilevante del PIL italiano.

I numeri del rapporto sono positivi. Nel 2025 l’economia delle province di Milano, Monza Brianza e Lodi è cresciuta dello 0,7%, un punto sopra la media nazionale ferma allo 0,5%. I servizi trainano con lo stesso ritmo, l’industria segna +0,4%. Il numero di occupati è salito dell’1%, con tassi di disoccupazione ai minimi storici: 3% a Milano, 3,1% in Brianza, 2% nel Lodigiano. Il saldo tra nuove imprese iscritte e cancellate ha toccato quota 10.007 unità — contro le 8.428 del 2024 — con un tasso di crescita del +2,1%, più del doppio rispetto alla media nazionale (+0,96%). Milano da sola ha generato 9.179 nuove imprese nette. Le previsioni basate su dati Prometeia indicano che la crescita resterà stabile allo 0,7% anche nel 2026.

Eppure il caro energia pesa. «Resta il nodo dell’energia ancora troppo costosa», ha detto senza giri di parole Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio, durante la presentazione. «Ecco perché è urgente puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e sul nucleare.» Non è una posizione isolata. Il professor Roberto Cingolani, intervenuto all’evento, ha indicato che affrontare il problema energetico significa «con coraggio cominciare a parlare di sviluppo di tecnologie nucleari a uso civile», aggiungendo che «l’autonomia energetica diventerà sempre più materia di sicurezza nazionale» e che il mix corretto è «un mix tra rinnovabili e nucleare». La seconda parte del rapporto analizza proprio questo: le dinamiche della transizione energetica in Italia, il ritmo di sviluppo delle fonti rinnovabili e, in modo specifico, «lo stato dell’arte e le prospettive future della tecnologia nucleare di nuova generazione».

Il contesto rende la richiesta più concreta di quanto possa sembrare. La macroarea milanese ospita 6.636 imprese partecipate da multinazionali estere, con oltre 719.000 dipendenti e un fatturato aggregato di 408,2 miliardi di euro. Quasi un terzo di queste imprese con capitale estero è concentrato nella sola provincia di Milano — il 32,7% del totale nazionale. Aziende di questa dimensione e con questa proiezione internazionale non reggono l’incertezza sui costi energetici. Quando il territorio più produttivo d’Italia segnala che l’energia è un freno alla competitività, il segnale non può essere ignorato a livello di politica industriale nazionale.

Che la Camera di commercio di Milano metta il nucleare — insieme alle rinnovabili — al centro di un documento ufficiale sull’economia territoriale è un fatto che va oltre la cronaca locale. Significa che il tema sta uscendo dai convegni specialistici per entrare nel linguaggio dell’imprenditoria organizzata. Se le proiezioni per il 2026 confermano la crescita, il passo successivo è garantire che quella crescita non venga soffocata da un approvvigionamento energetico insufficiente o troppo costoso. Il nucleare di nuova generazione, in questo quadro, è sempre meno un argomento ideologico e sempre più una variabile economica.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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