Il New Jersey ha firmato il Power NJ Act e ha messo sul tavolo una gara da circa 24 miliardi di dollari per costruire almeno 1.100 megawatt di nuova generazione nucleare. La legge è passata con voto unanime sia all’Assemblea che al Senato statale, ed è stata firmata dalla governatrice Mikie Sherrill. Un segnale politico difficile da ignorare: in uno stato in cui il nucleare copre già oltre il 40% della produzione elettrica totale, si sceglie di andare avanti, non di fermarsi.
A beneficiare di questa apertura sono soprattutto Cameco e Brookfield Asset Management, comproprietari di Westinghouse Electric Company. Il progetto di riferimento è il reattore AP1000, già collaudato, già certificato, e già al centro del più ampio accordo federale da 80 miliardi di dollari siglato lo scorso ottobre tra il governo statunitense, Cameco e Brookfield per costruire una nuova flotta di reattori Westinghouse su scala nazionale. La gara del New Jersey si inserisce in quel perimetro, con un sito già indicato come prioritario: Salem, dove PSEG gestisce tre reattori attivi da decenni e dispone di un permesso anticipato per espandere le operazioni nucleari. La governatrice Sherrill ha parlato chiaro: “Quello che ritengo più pronto a partire è Salem.”
La scelta del New Jersey di puntare su reattori di grande taglia, anziché sulle tecnologie SMR ancora in fase di sviluppo, riduce lo spazio per le startup del settore. Il Board of Public Utilities statale avvierà una procedura formale chiedendo manifestazioni di interesse agli sviluppatori, con l’obiettivo di aggiudicare la capacità tramite un processo competitivo strutturato. Il meccanismo finanziario previsto è preciso: i costruttori si assumono il rischio durante la fase di sviluppo e cantiere, mentre i consumatori inizieranno a pagare solo quando l’impianto sarà operativo e connesso alla rete. Le forniture di energia saranno poi remunerate attraverso certificati di capacità a prezzo fisso, un sistema pensato per proteggere gli utenti dalla volatilità del mercato elettrico.
Il contesto energetico che ha spinto a questa scelta è semplice: la domanda di elettricità nel New Jersey cresce, trainata dai data center e dall’intelligenza artificiale. Secondo le proiezioni PJM, il fabbisogno elettrico nell’intera regione è atteso in crescita di quasi il 40% nei prossimi quattordici anni. Il nucleare esistente — Salem 1, Salem 2 e Hope Creek — copre già oltre l’80% della generazione pulita dello stato. Espandere quella base era una scelta quasi obbligata. Il titolo Cameco ha guadagnato circa il 24% nell’ultimo anno, mentre il caso di investimento sul nucleare ha preso consistenza sui mercati.
L’accordo federale da 80 miliardi di dollari, che prevede la partecipazione del governo statunitense al finanziamento e all’accelerazione delle autorizzazioni, offre a Brookfield e Cameco una leva concreta per affrontare la complessità di costruire nuovi grandi reattori. Il New Jersey diventa così un banco di prova per capire se il paese sia davvero in grado di tornare a costruire nucleare di taglia piena in tempi ragionevoli. Se Salem si avvierà — e le condizioni ci sono tutte, dal permesso esistente all’infrastruttura già operativa — potrebbe diventare il modello per altri stati che guardano allo stesso tipo di scelta.



