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Nucleare e AI: Constellation Energy al centro della nuova corsa energetica

Constellation Energy, il maggiore operatore di centrali nucleari negli Stati Uniti, ha firmato contratti ventennali con Meta e Microsoft per alimentare i data center dell’intelligenza artificiale. Il nucleare si afferma come unica risposta affidabile a una domanda elettrica destinata a crescere del 165% entro il 2030.

Nucleare e AI: Constellation Energy al centro della nuova corsa energetica

Constellation Energy ha chiuso due accordi che ridisegnano il rapporto tra nucleare e industria tecnologica. Il primo: una fornitura da 1.121 MW al Clinton Clean Energy Center destinata a Meta, per vent’anni. Il secondo: 835 MW dal Crane Clean Energy Center — il sito di Three Mile Island Unit 1, riavviato dopo anni di inattività — assegnati a Microsoft, sempre con un contratto ventennale. Numeri che parlano da soli: sono Power Purchase Agreement da gigawatt, non accordi simbolici.

Per capire la portata di questa svolta, basta guardare i dati sul consumo. La domanda globale di elettricità dei data center era di 460 TWh nel 2024. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, salirà oltre i 1.000 TWh nel 2030 e raggiungerà 1.300 TWh nel 2035. Negli Stati Uniti, le stime più diffuse collocano il fabbisogno dei data center fino a 400 terawattora annui entro fine decennio, contro meno di 100 nel 2020. Goldman Sachs stima che la domanda globale dei data center potrebbe crescere del 165% entro il 2030. Un’unica query su un modello di intelligenza artificiale generativa consuma circa dieci volte l’energia di una ricerca Google: è questa asimmetria energetica a spingere i grandi della tecnologia verso soluzioni ad alta densità di potenza e basse emissioni.

Il nucleare risponde a tutti e tre i requisiti che i colossi tech cercano: disponibilità continua, indipendenza dalle condizioni meteorologiche e zero emissioni durante la generazione. Constellation gestisce la flotta nucleare più grande degli Stati Uniti, con 21 reattori in 12 impianti tra Midwest, Mid-Atlantic e Northeast, per una capacità complessiva di oltre 32,4 GW da fonti a basse emissioni. Per sostenere la crescita prevista, la società ha pianificato circa 1 GW di aggiornamenti tecnici agli impianti esistenti e 3,9 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale, con oltre 5.650 MW di accordi di fornitura a lungo termine già firmati. Le proiezioni interne puntano a ricavi di 35,1 miliardi di dollari e utili di 5,8 miliardi entro il 2029.

Il contesto globale rafforza questa traiettoria. La generazione nucleare mondiale ha registrato un nuovo record nel 2025 e cresce a un tasso medio del 2,8% annuo fino al 2030, più del doppio rispetto al quinquennio precedente. Oltre 70 GW di nuova capacità nucleare sono attualmente in costruzione nel mondo, uno dei livelli più alti degli ultimi trent’anni. Negli Stati Uniti, la politica si muove nella stessa direzione: il governo federale punta a prolungare la vita degli impianti esistenti, aggiornare le centrali e riportare in servizio quelle ferme. La quota dei data center sul consumo elettrico americano, al 4,4% nell’ultimo decennio, è attesa al 12% entro il 2028.

Quello che emerge dai contratti di Constellation con Meta e Microsoft va oltre la logica commerciale. Sono impegni finanziari pluridecennali che di fatto finanziano la riabilitazione e l’estensione di vita della flotta nucleare americana. Il Crane Clean Energy Center — ex Three Mile Island, sito carico di simbolismo — torna operativo grazie a un investimento da 1,6 miliardi di dollari sostenuto da un contratto con Microsoft. Se questo modello si replica su scala, il nucleare cessa di essere un’eredità industriale da gestire e diventa l’infrastruttura energetica su cui si costruisce l’economia digitale dei prossimi decenni.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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