NVIDIA Vera Rubin è la nuova piattaforma di supercomputing annunciata all’ISC High Performance 2026 di Amburgo. Un rack, prestazioni paragonabili ai sistemi della classifica TOP500. L’obiettivo dichiarato è portare la potenza di calcolo necessaria per simulazioni di energia nucleare, fusione, chimica quantistica e modellazione climatica direttamente nei laboratori che le usano ogni giorno.
I numeri sono precisi: oltre 7 exaflop di prestazioni AI per sistema, 5 petaflop di calcolo nativo in doppia precisione FP64 e configurazioni fino a 144 GPU per rack. L’architettura combina GPU Rubin e CPU Vera collegate tramite NVLink-C2C, con memoria HBM4 da 288 GB per GPU e una banda di memoria che supera i 22 TB/s. Il tutto in configurazione a raffreddamento liquido diretto, offerta da produttori come Bull, Dell Technologies, GIGABYTE, HPE e Supermicro. L’FP64 nativo è il dettaglio che conta per chi fa simulazioni fisiche ad alta fedeltà: le approssimazioni dei sistemi AI-first non bastano quando si modella il comportamento del plasma in un reattore a fusione.
Tre istituzioni hanno già selezionato Vera Rubin per i loro prossimi sistemi. Il Los Alamos National Laboratory ha scelto la piattaforma per tre macchine distinte: Mission, dedicata ai carichi di lavoro per la sicurezza nazionale e attesa per il 2027; Vision, orientata alla scienza aperta con simulazioni di scienza dei materiali, energia nucleare e fusione, anch’essa prevista per il 2027; Veritas, il sistema annunciato proprio all’ISC, con GPU Rubin e partizioni CPU Vera standalone per agenti di intelligenza artificiale applicati alla scoperta scientifica. Tutte e tre le macchine saranno costruite da HPE con tecnologia HPE Cray. Il National Energy Research Scientific Computing Center (NERSC) del Dipartimento dell’Energia americano ha commissionato a Dell Technologies il sistema Doudna, progettato per carichi HPC su larga scala, addestramento AI e flussi di lavoro intensivi su dati che spaziano dalla dinamica molecolare alla fusione energetica, fino all’astronomia. I dati arriveranno direttamente dall’impianto di fusione DIII-D per la modellazione del plasma in tempo reale. Il Leibniz Supercomputing Centre porterà invece online il supercomputer Blue Lion nel 2027, con tecnologia HPE Cray e Vera Rubin, puntando a circa 30 volte la potenza di calcolo attuale.
Il contesto spiega perché questi laboratori convergono sulla stessa scelta. Le simulazioni fisiche di alto livello — quelle che servono davvero per progettare reattori, studiare il confinamento del plasma o modellare i materiali sotto irraggiamento — richiedono FP64 nativo, non approssimato. Le architetture GPU delle generazioni precedenti sacrificavano la doppia precisione sull’altare dell’AI. Vera Rubin tenta di servire entrambi i fronti senza compromessi. Il sistema Doudna, secondo le stime, offrirà 10 volte le prestazioni applicative del predecessore consumando solo 2-3 volte l’energia, con un rapporto prestazioni per watt migliorato di 3-5 volte.
Se i tempi di consegna saranno rispettati, entro il 2027 i principali laboratori americani ed europei per la ricerca sull’energia nucleare e sulla fusione lavoreranno su piattaforme Vera Rubin. Il Los Alamos avrà tre macchine distinte, ciascuna con un mandato diverso. Il NERSC avrà Doudna connesso in tempo reale agli strumenti scientifici del Dipartimento dell’Energia. Significa che i tempi di iterazione per le simulazioni di plasma, materiali e sicurezza nucleare si comprimeranno. Quanto, lo diranno i risultati. Ma la direzione è chiara: il calcolo ad alte prestazioni e l’AI per la scienza stanno convergendo su un’unica architettura.


