OpenAI è in trattativa avanzata per prendere in affitto un campus da 10 gigawatt nel sud dell’Ohio, su terreni federali del Dipartimento dell’Energia americano. Secondo quanto riportato da The Information e confermato da Reuters, il progetto potrebbe superare i 500 miliardi di dollari di costo complessivo, con Nvidia che garantirebbe finanziariamente sia il contratto di locazione di OpenAI sia i finanziamenti al developer. È il più grande impegno infrastrutturale mai tentato dal produttore di ChatGPT.
Il campus si chiama PORTS Technology Campus e sorgerà sull’ex impianto di arricchimento dell’uranio di Portsmouth, a Piketon, Pike County. Lo sviluppatore è SB Energy, sussidiaria di SoftBank, che ha già avviato i lavori nel marzo 2026. La struttura prevede 10 GW di nuova capacità di generazione elettrica, di cui 9,2 GW alimentati a gas naturale, con un investimento parallelo di 4,2 miliardi di dollari in nuove linee di trasmissione realizzate insieme ad AEP Ohio. I costruttori designati sono Bechtel e Kiewit. La prima fase, da 800 megawatt, è attesa per il 2028, con i pagamenti dell’affitto che scattano solo all’avvio operativo del sito.
La struttura finanziaria è inedita per il settore. OpenAI firmerebbe un contratto di locazione ventennale, mantenendo il controllo diretto sull’hardware installato. Nvidia, da parte sua, si farebbe garante sia del leasing sia dei finanziamenti di SB Energy con il proprio bilancio. Un analista di Greyhound Research ha osservato che, quando un fornitore di chip garantisce l’affitto del cliente e il finanziamento dello sviluppatore, il rapporto tra le due aziende smette di essere quello tra venditore e acquirente. Il rischio esecutivo è reale: un campus di questa portata richiede almeno un decennio per essere costruito interamente, con variabili su permessi, catena di fornitura e approvvigionamento energetico che possono spostare significativamente le scadenze.
Il sito di Portsmouth ha una storia densa. L’impianto iniziò ad arricchire uranio nel 1954 per il programma nucleare militare americano e poi per i reattori civili, prima di chiudere nel 2001. Oggi le vecchie strutture sono in fase di demolizione. SB Energy si è impegnata a finanziare anche la bonifica dell’area, parte integrante dell’accordo con il Dipartimento dell’Energia. Il progetto rientra nell’intesa commerciale tra Stati Uniti e Giappone annunciata dall’amministrazione Trump, con 33 miliardi di dollari di finanziamenti giapponesi per la generazione a gas. Tra i partner figurano Hitachi, Mitsubishi Electric e Toshiba, oltre a Morgan Stanley e Goldman Sachs sul fronte finanziario.
Il nodo energetico è quello che interessa più da vicino il settore nucleare. Il campus da 10 GW sarà alimentato quasi interamente a gas, non da fonti a zero emissioni. Eppure lo stesso sito prevede una presenza nucleare marginale ma significativa: Oklo e Centrus Energy svilupperanno una struttura per la lavorazione dell’uranio, e Meta ha annunciato piani per un parco nucleare da fino a 1,2 GW nella stessa area. Il contrasto è evidente: si costruisce il più grande polo di calcolo della storia su un ex sito nucleare, alimentandolo con gas mentre il nucleare — l’unica fonte che potrebbe reggere carichi del genere con emissioni basse — resta ai margini del progetto principale. La domanda non è se il nucleare entrerà nei grandi campus AI, ma quando e a quale costo diventerà la scelta obbligata.



