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Proxima Fusion: €411 milioni, un’alleanza industriale e il tungsteno stampato in 3D

Proxima Fusion ha chiuso un round da €411 milioni a una valutazione di €2,4 miliardi, portando il totale raccolto a oltre €650 milioni. Pochi giorni dopo, la svedese Freemelt è entrata nell’Alpha Alliance per produrre componenti in tungsteno con stampa 3D per il dimostratore stellarator Alpha.

Proxima Fusion: €411 milioni, un’alleanza industriale e il tungsteno stampato in 3D

Proxima Fusion ha chiuso il 7 luglio 2026 un round da €411 milioni, raggiungendo una valutazione di €2,4 miliardi e portando il totale dei finanziamenti a oltre €650 milioni in meno di tre anni. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, la società svedese Freemelt ha firmato un accordo di collaborazione con l’azienda tedesca ed è entrata nell’Alpha Alliance. Due notizie distinte che, messe insieme, mostrano quanto velocemente stia crescendo l’ecosistema industriale attorno alla fusione a confinamento magnetico in Europa.

Il round è stato guidato da XTX Ventures ed East X Ventures. Tra gli investitori strategici figurano RWE e Google. RWE è entrata nel capitale pochi mesi dopo aver firmato un accordo con Proxima per costruire il primo impianto commerciale a stellarator sul sito della ex centrale nucleare a fissione di Gundremmingen, in Baviera, attualmente in fase di decommissioning. Google ha confermato il proprio interesse per la fusione come fonte di energia pulita e stabile nel lungo termine, in un momento in cui la domanda elettrica dei data center AI continua a salire. Il finanziamento include anche €95 milioni in contributi pubblici ed è considerato il più grande mai raccolto da un’azienda di fusione europea.

Il progetto centrale di Proxima è Alpha, un dimostratore a stellarator progettato per ottenere guadagno netto di energia — un fattore Q superiore a 1 — per la prima volta in assoluto con questa tecnologia. L’impianto sarà costruito a Garching, vicino a Monaco, con l’obiettivo di entrare in operazione entro il 2031. Alpha non è solo un banco di prova: servirà a validare le tecnologie, i processi di produzione e i sistemi ingegneristici necessari per il successivo impianto commerciale, Stellaris, previsto per la fine degli anni Trenta a Gundremmingen. La Baviera ha già impegnato fino a €400 milioni in co-finanziamento pubblico, e il governo regionale partecipa attivamente alla pianificazione del sito e all’iter autorizzativo.

È in questo contesto che si inserisce l’accordo con Freemelt. La società svedese porta nell’alleanza la propria tecnologia di stampa 3D a fascio di elettroni su letto di polvere — denominata E-PBF — specializzata nella lavorazione del tungsteno. Il lavoro iniziale riguarderà la progettazione, la fabbricazione e la validazione dei componenti a contatto con il plasma: in particolare le parti in tungsteno del divertore e della prima parete di Alpha. Freemelt non arriva a questo incarico senza esperienza: ha già collaborato con la UK Atomic Energy Authority e guida attualmente uno studio di fattibilità per Fusion for Energy, l’organismo europeo che gestisce il contributo dell’UE al progetto ITER, per qualificare il tungsteno come materiale idoneo alla fusione. La collaborazione è strutturata per avanzare attraverso fasi successive: studi di design, prototipazione, test e, in prospettiva, attività di industrializzazione.

L’Alpha Alliance conta oggi oltre 30 aziende europee e internazionali. Tra i membri figurano nomi come Air Liquide, Eni, Siemens Energy e Thales. L’obiettivo dichiarato è costruire una filiera produttiva europea per la fusione, capace di sostenere prima Alpha e poi la produzione commerciale su larga scala. Proxima è nata come primo spin-out del Max Planck Institute for Plasma Physics e si basa sul lavoro del reattore di ricerca Wendelstein 7-X. La tecnologia stellarator, a differenza del tokamak, opera in regime stazionario senza le instabilità legate alla corrente di plasma, il che la rende potenzialmente più adatta a un funzionamento continuo in un impianto commerciale.

Se Alpha raggiungerà i propri obiettivi nel 2031, Proxima avrà dimostrato qualcosa che nessun altro stellarator ha ancora fatto: produrre più energia di quanta ne consuma. A quel punto, il percorso verso Stellaris e verso la prima centrale a fusione collegata alla rete in Europa avrà basi concrete, non solo finanziarie. Il tungsteno stampato in 3D da Freemelt potrebbe essere uno dei mattoni su cui poggia quell’edificio.

Tag: Transizione energetica

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