Nel 2025 la domanda di elettricità dei data center è cresciuta del 17%, con quelli dedicati all’intelligenza artificiale che hanno corso ancora più veloci. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, entro il 2030 il consumo complessivo dei data center raddoppierà, e quello focalizzato sull’AI è destinato a triplicare. I grandi colossi tecnologici non stanno aspettando: stanno già firmando accordi decennali con il nucleare per garantirsi la corrente.
I numeri sono chiari. La generazione elettrica globale destinata ai data center passerà da 460 TWh nel 2024 a oltre 1.000 TWh nel 2030, fino a 1.300 TWh nel 2035. Microsoft ha siglato un accordo ventennale da 16 miliardi di dollari per il riavvio di Three Mile Island (835 MW, obiettivo 2028). Google ha ordinato fino a 500 MW di reattori modulari da Kairos Power, il primo accordo corporate di quel tipo negli Stati Uniti. Amazon ha investito oltre 20 miliardi di dollari per trasformare il sito di Susquehanna in un campus AI alimentato dal nucleare, con una fornitura da 1,92 GW siglata con Talen Energy per 17 anni. Meta ha emesso una richiesta di offerta per 1-4 GW di nuova capacità nucleare, e nel gennaio 2026 ha firmato con Oklo per la costruzione di un campus da 1,2 GW in Ohio. Il totale dei contratti nucleari sottoscritti dai big tech negli Stati Uniti nell’arco di un anno ha superato i 10 GW.
Perché il nucleare e non solo le rinnovabili? La risposta sta nella natura della domanda. I data center AI richiedono corrente continua, ad alta densità, senza interruzioni. Il vento e il solare non possono garantire questo profilo da soli. Gli SMR — reattori costruiti in fabbrica, con una capacità fino a 300 MW per modulo — offrono produzione costante, emissioni zero e un’impronta territoriale contenuta. Possono essere installati direttamente on-site, bypassando le lunghe code di allaccio alla rete. Il portafoglio di accordi preliminari tra operatori di data center e progetti SMR è già passato da 25 GW a fine 2024 a 45 GW oggi, secondo i dati IEA. Gli analisti di settore stimano oltre 40 GW di capacità SMR già in fase di posizionamento per utenti industriali e hyperscaler a livello globale.
Il quadro degli investimenti si allarga anche al di fuori degli Stati Uniti. La Romania punta a dispiegare il reattore NuScale VOYGR entro il 2029, diventando il primo paese europeo con un SMR operativo. Il Regno Unito ha stanziato 280 milioni di sterline per il design di Rolls-Royce SMR, con ulteriori capitali privati a seguire. In Cina, il reattore Linglong One — primo SMR commerciale onshore al mondo — è atteso in esercizio commerciale nel 2026. L’accordo tra ENTRA1 e la Tennessee Valley Authority prevede fino a 6 GW di capacità nucleare basata sulla tecnologia NuScale, distribuita su più siti americani con il primo impianto da 12 moduli atteso intorno al 2030. La spesa in conto capitale dei cinque principali gruppi tech ha superato i 400 miliardi di dollari nel 2025 e dovrebbe crescere di un ulteriore 75% nel 2026.
Il nucleare modulare non è più una scommessa di nicchia: è diventato l’asse portante della strategia energetica dell’industria digitale. Quando i primi SMR entreranno in esercizio commerciale — le proiezioni più attendibili indicano i primi anni del prossimo decennio — la struttura del mix elettrico dei data center cambierà in modo sostanziale. Nel frattempo, la corsa a prenotare capacità nucleare futura è già in pieno svolgimento. Chi si muove oggi definisce la propria posizione competitiva per i prossimi vent’anni.



