Due cantieri, due continenti, due tecnologie distinte. Ma lo stesso messaggio: il nucleare avanza. Commonwealth Fusion Systems ha installato la seconda metà del vessel da 48 tonnellate nel tokamak SPARC a Devens, Massachusetts, portando la macchina al 75% del completamento. Nello stesso periodo, a Darlington in Ontario, Ontario Power Generation ha calato 35 metri sottoterra una piastra di acciaio e calcestruzzo da quasi un milione di chilogrammi: la fondazione del primo reattore modulare a scala di rete costruito in un paese del G7.
SPARC è un tokamak compatto, derivato dalla collaborazione tra CFS e il MIT Plasma Science and Fusion Center. Il suo punto di forza sono i magneti ad alta temperatura superconduttrice: ogni bobina utilizza circa dieci milioni di metri di nastro superconduttore a base di composti di terre rare, capace di generare campi magnetici più intensi di qualsiasi macchina analoga a questa scala. Campi più forti significano plasma confinato in uno spazio più piccolo, il che consente di costruire un tokamak notevolmente più compatto rispetto ai progetti tradizionali. Brandon Sorbom, co-fondatore e chief science officer di CFS, ha confermato che la macchina punta al primo plasma nel 2027, con l’obiettivo di dimostrare Q maggiore di 1 — cioè più energia estratta dalla fusione di quanta ne venga immessa — il prima possibile. ITER, il grande progetto internazionale in Francia, non tenterà questo traguardo prima del 2039. Il vantaggio temporale di CFS è di dodici anni. Il CEO Bob Mumgaard ha già annunciato che, ottenuto il risultato da SPARC, la società passerà immediatamente alla costruzione di ARC, una centrale da 400 megawatt nel Virginia: il primo impianto commerciale a fusione al mondo.
Il finanziamento di CFS supera i 2 miliardi di dollari, con investitori come Eni, Breakthrough Energy Ventures e Equinor. La sala del tokamak a Devens ospita già entrambe le metà del vessel e due dei diciotto magneti toroidali a forma di D. I restanti componenti sono in produzione o in fase di assemblaggio. La macchina non è ancora accesa, ma è fisica visibile, non più solo promesse su carta.
Sul fronte dei reattori a fissione, il cantiere di Darlington segna un passaggio altrettanto concreto. Il modulo basemat — 953 tonnellate metriche, 37 metri di diametro, assemblato in un unico pezzo prima della posa — è stato calato nel pozzo del reattore con una precisione millimetrica da una delle gru cingolate con maggiore capacità di sollevamento al mondo. È la prima fondazione di un nuovo reattore nucleare in Ontario in oltre trent’anni. Il progetto prevede quattro unità BWRX-300 di GE Vernova Hitachi, per una capacità totale di 1.200 megawatt — abbastanza da alimentare l’equivalente di 1,2 milioni di abitazioni. Il collegamento alla rete del primo reattore è previsto entro la fine del 2030. Il costo totale stimato del progetto si aggira sui 20,9 miliardi di dollari canadesi, con investimenti provinciali e federali rispettivamente da 1 e 2 miliardi di dollari attraverso il Building Ontario Fund e il Canada Growth Fund.
I due progetti condividono una logica di fondo: dimostrare che le macchine nucleari di nuova generazione possono essere costruite in tempi ragionevoli, con dimensioni gestibili. Il BWRX-300 si raffredda senza pompe elettriche, è sepolto sottoterra e occupa lo spazio di due campi da calcio. SPARC è un prototipo, non una centrale, ma il suo eventuale successo nel 2027 ridisegnerebbe l’intera traiettoria della fusione commerciale. Se entrambi i cantieri mantengono la tabella di marcia, entro il 2030 il mondo occidentale avrà il suo primo SMR connesso alla rete e una risposta definitiva sulla fusione a guadagno energetico netto.


