Sprott chiude il secondo trimestre 2026 con utili in crescita del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il titolo ha risposto con un balzo del 10% in borsa, segnale che gli investitori guardano oltre la flessione dell’AUM complessivo e si concentrano su ciò che conta davvero: la solidità strutturale della piattaforma dedicata ai materiali critici, con l’uranio in testa.
Gli asset under management totali si sono attestati a 55,6 miliardi di dollari al 30 giugno 2026, in calo del 15% rispetto ai 65,1 miliardi di fine marzo e del 7% rispetto a fine 2025. La causa principale è la correzione dell’oro e dell’argento nel trimestre, che ha pesato sulle strategie in metalli preziosi. I materiali critici hanno invece registrato afflussi netti positivi, parzialmente compensando la contrazione. L’AUM medio del trimestre ha raggiunto i 63,9 miliardi di dollari, in crescita del 70% rispetto al secondo trimestre 2025: un dato che spiega l’esplosione degli utili nonostante il calo di fine periodo.
Nell’universo dei materiali critici, i prodotti legati all’uranio valgono 10,1 miliardi di dollari, pari a circa l’82% dei 12,2 miliardi allocati a questa categoria, che a sua volta rappresenta il 22% dell’AUM totale. Le strategie sul rame pesano 1,5 miliardi, gli altri materiali critici 600 milioni. Whitney George, CEO di Sprott, ha confermato che il calo dell’AUM è imputabile quasi interamente alla correzione dei metalli preziosi e si attende un recupero rapido. Sul fronte operativo, le commissioni del trimestre sono state sostenute prevalentemente dall’attività ATM nel physical uranium trust, come già accaduto nei trimestri precedenti.
Il CEO di Sprott, John Ciampaglia, ha ribadito in conference call che l’uranio resta strutturalmente sostenuto dal ritorno al nucleare a livello globale. Non è una lettura ottimistica di breve periodo: è la traiettoria che i governi stanno tracciando con accordi, investimenti e nuovi reattori. Il Dipartimento dell’Energia americano ha finanziato fino a 5 miliardi di dollari per dieci nuovi reattori Westinghouse AP1000, e Brookfield Asset Management è stata selezionata dallo stesso DoE per sviluppare un grande campus AI su un ex sito di arricchimento dell’uranio in Kentucky. Segnali concreti che il ciclo non è speculativo.
Nel primo trimestre 2026 le azioni del comparto uranium equity avevano già sovraperformato tutti gli altri sottosettori dei materiali critici. La domanda di combustibile nucleare cresce in parallelo con quella di energia per i data center e l’intelligenza artificiale, due forze che si alimentano a vicenda e che non accennano a rallentare. Sprott si trova nella posizione di chi ha costruito la piattaforma prima che il mercato capisse dove stava andando. Con 10 miliardi sull’uranio e una base di investitori istituzionali in espansione, il secondo semestre 2026 si apre con basi molto più solide di quanto il calo trimestrale dell’AUM suggerisca.



