Stallion Uranium Corp. ha diffuso il 30 giugno 2026 un aggiornamento sul target Coyote, parte del progetto Moonlite nel bacino sud-occidentale dell’Athabasca, Saskatchewan. I sondaggi hanno incontrato radioattività elevata e alterazioni idrotermali in ogni foro perforato finora. Il segnale è abbastanza coerente da spingere la società a espandere l’intero programma di Fase 1.
L’aggiornamento precedente, datato 28 aprile 2026, fotografava circa 1.900 metri completati su un piano iniziale di 4.000 metri totali. I risultati positivi ricevuti da quei primi fori hanno convinto il management ad alzare l’asticella: il programma è ora esteso a 5.500 metri. In parallelo, la società ha avviato la mobilitazione di un’indagine geofisica Time Domain Electromagnetic (TDEM) ad alta risoluzione lungo il corridoio del target Coyote e sull’area attualmente in perforazione. Questa tecnica, basata su loop sovrapposti con misurazioni a gradini, garantisce una risoluzione superiore rispetto alle metodologie a loop fisso tradizionali e si adatta bene alla complessità geologica del basamento dell’Athabasca.
Darren Slugoski, VP Esplorazione di Stallion, ha descritto le osservazioni di cantiere come “segnali classici dei sistemi uraniferi”: sbiancamento delle arenarie, argillificazione, brecciatura e fagliazione. Strutture di questo tipo funzionano da condotto e da trappola per i fluidi mineralizzanti ricchi di uranio. La scoperta di una zona di faglia grafitica, accompagnata da complessità strutturale e alterazioni diffuse, è letta come conferma diretta del modello geofisico integrato sviluppato nei mesi precedenti insieme al partner di joint venture Atha Energy Corp. Il corridoio Coyote risulta coerente con un sistema uranifero attivo e idrotermalmente alterato.
La storia di questo target ha radici in oltre due anni di lavoro preparatorio. Nel febbraio 2024 Stallion completò la più estesa campagna geofisica aerea mai condotta nel settore sud-occidentale dell’Athabasca, identificando oltre 560 chilometri di trend conduttivi nel progetto in joint venture con Atha Energy, che copre 2.200 chilometri quadrati. Il Coyote Corridor emergeva già allora come uno dei corridoi strutturali di maggiore interesse. Un anno dopo, nell’aprile 2025, un’indagine gravimetrica a terra sull’area Coyote rivelò un’anomalia gravità-bassa di grandi dimensioni, con caratteristiche geofisiche paragonabili a quelle del deposito Arrow di NexGen Energy, uno degli accumuli di uranio ad alta gradazione più importanti dell’intero bacino. Quella convergenza di segnali portò alla decisione di avviare il drilling vero e proprio a febbraio 2026, con due sonde a diamante e un piano da sei a otto fori.
L’Athabasca Basin è il distretto uranifero più prolifico al mondo per gradazione. Stallion, con la sua joint venture con Atha Energy, detiene il progetto contiguo più esteso nel settore occidentale del bacino, adiacente a più zone di scoperta ad alta gradazione già accertate. Il modello esplorativo puntava fin dall’inizio su target ospitati nel basamento, in zone di complessità strutturale dove conduttori grafitici, anomalie gravimetriche e alterazioni si sovrappongono. Coyote risponde a tutti questi criteri. La perforazione corrente li sta confermando uno a uno.
Con il programma ampliato a 5.500 metri e la nuova campagna TDEM in corso, il prossimo aggiornamento di Stallion sarà determinante. Se i dati geofisici affineranno ulteriormente i bersagli e le proseguimento della perforazione confermerà mineralizzazione effettiva, Coyote potrebbe diventare la scoperta che posiziona la società tra i protagonisti dell’esplorazione uranio nell’Athabasca occidentale. Per ora, ogni foro parla la stessa lingua: il sistema c’è.



