Il governo britannico ha stanziato £45 milioni per costruire Sunrise, il primo supercomputer al mondo dedicato esclusivamente alla ricerca sulla fusione nucleare. Il sistema è atteso operativo nel giugno 2026 presso il campus di UKAEA (UK Atomic Energy Authority) a Culham, in Oxfordshire, e promette una potenza di calcolo fino a 6,76 exaflop in modalità AI-accelerata.
Il progetto è il risultato di una collaborazione tra AMD, Dell Technologies, Intel, l’Università di Cambridge, il Dipartimento per la Sicurezza Energetica e Net Zero (DESNZ), il Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia (DSIT), e la società di gestione dati WEKA. Sul piano hardware, Sunrise monta processori AMD EPYC e acceleratori GPU AMD Instinct, installati su server Dell PowerEdge, con un consumo energetico di 1,4 MW. L’Università di Cambridge, che gestisce il servizio di calcolo scientifico da anni in partnership con UKAEA, ha co-progettato il sistema insieme a StackHPC, una PMI britannica specializzata in software per l’HPC. L’investimento in Sunrise arriva due mesi dopo un separato impegno da £36 milioni per potenziare il centro di supercalcolo di Cambridge, portando a oltre £81 milioni la spesa pubblica in infrastrutture di calcolo avanzato in un solo trimestre.
La fusione nucleare è da decenni alle prese con sfide computazionali enormi: simulare il comportamento del plasma surriscaldato, sviluppare materiali in grado di resistere alle condizioni estreme dei reattori, costruire le tecnologie per produrre e gestire il trizio come combustibile. Proprio su questi tre fronti si concentrerà Sunrise. L’approccio scelto da UKAEA si ispira esplicitamente al programma Apollo: testare, iterare e migliorare nel mondo virtuale prima di impegnare risorse reali. Sunrise combina simulazioni ad alta fedeltà con modelli di AI basati sulla fisica per costruire gemelli digitali predittivi, riducendo i costi e i tempi rispetto ai test fisici tradizionali. Rob Akers, direttore dei programmi di calcolo di UKAEA, ha definito questa capacità come la risposta al bisogno di muoversi più in fretta senza bruciare risorse preziose in esperimenti reali fallimentari.
Il supercomputer supporterà due programmi strategici del governo britannico: LIBRTI (Lithium Breeding Tritium Innovation), dedicato allo sviluppo delle tecnologie per il ciclo del combustibile al trizio verso l’autosufficienza operativa, e STEP Fusion, l’iniziativa di punta che punta a dimostrare la produzione di energia da fusione negli anni Quaranta. Sunrise è anche il primo tassello del piano per l’AI Growth Zone di Culham, la prima zona di crescita per l’intelligenza artificiale del paese, che il governo intende trasformare in un polo nazionale di calcolo scientifico ad alta intensità.
Se i tempi verranno rispettati, entro l’estate 2026 il campus di Culham ospiterà un’infrastruttura computazionale senza eguali nel settore della fusione. La vera incognita resta quella che The Register ha formulato con onestà: se tutta questa potenza di calcolo riuscirà davvero ad accelerare una ricerca che procede a ritmi storicamente lenti. Il dato concreto è che il Regno Unito sta puntando su una strategia precisa, costruendo pezzo per pezzo un ecosistema digitale per la fusione, nella speranza che la velocità delle simulazioni abbrevi il percorso verso un reattore commerciale funzionante.



