The Oregon Group ha ampliato la propria piattaforma di intelligence per coprire l’intera filiera dei minerali critici: uranio, rame, nichel, terre rare e mercati petroliferi. L’annuncio è arrivato il 26 giugno 2026 da Londra, con un posizionamento esplicito su quella che il gruppo definisce una delle più significative convergenze di stress da offerta multi-commodity degli ultimi anni.
La piattaforma, fondata da Anthony Milewski e Christian Purefoy, conta oggi quasi 40.000 abbonati tra investitori individuali, fund manager ed executive del settore minerario. La nuova copertura integra alert giornalieri, report di approfondimento per singola commodity, contenuti podcast e analisi di contributori esterni — il tutto accessibile da un unico servizio in abbonamento. L’uranio non è una novità nell’offerta del gruppo: il report The Great Uranium Disconnect è già da tempo considerato un riferimento nel settore. Ciò che cambia è la profondità e la frequenza della copertura, ora allineata agli stessi standard riservati al rame e alle terre rare.
Il tempismo dell’espansione non è casuale. La serie di ricerche di maggio 2026 del gruppo ha documentato una sequenza insolita di disruption simultanee. Le scorte globali di petrolio osservate sono calate di 129 milioni di barili a marzo e di altri 117 milioni ad aprile, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. Sul fronte dell’uranio, le alluvioni hanno colpito le operazioni di Cameco in Saskatchewan. Nel rame, Freeport-McMoRan ha spostato al 2028 il riavvio della miniera di Grasberg. Tre mercati diversi, tre shock nello stesso arco di tempo: è questo scenario che ha spinto il gruppo ad allargare la copertura in modo sistematico.
L’approccio metodologico di The Oregon Group parte dalla geopolitica, non dai prezzi. La domanda che guida l’analisi è dove viene estratto un metallo, chi lo trasforma e quali governi controllano i punti di strozzatura lungo la filiera. Per l’uranio, questa lettura è particolarmente rilevante: la concentrazione della capacità di arricchimento in pochi paesi e la dipendenza occidentale da fornitori extra-regionali rendono il mercato esposto a rischi che i modelli standard di domanda e offerta faticano a catturare. La piattaforma ha identificato due temi strutturali che stanno guadagnando attenzione: l’allocazione di riserve aziendali in minerali fisici e la tokenizzazione delle commodity, con strumenti basati su blockchain per uranio e rame che offrirebbero agli investitori istituzionali un’esposizione senza i vincoli dello stoccaggio fisico.
L’espansione della copertura geopolitica include anche il settore dell’oro e dell’argento in Argentina, segnale di un’attenzione crescente verso le giurisdizioni emergenti come alternativa alle zone di approvvigionamento tradizionali. Con gli Stati Uniti che, secondo un’analisi ospitata sulla piattaforma, stanno ridisegnando la propria strategia sui minerali critici, i flussi di capitale verso questo settore potrebbero intensificarsi nei prossimi anni. Per il mercato dell’uranio, questa dinamica si traduce in una domanda strutturale che le disruption operative di breve periodo non fanno che rendere più urgente da monitorare. Una piattaforma che mette insieme geopolitica, dati operativi e prospettiva d’investimento su questi mercati risponde a un bisogno reale — e il numero di abbonati suggerisce che il mercato lo ha già capito.



