Trump Media & Technology Group e TAE Technologies hanno siglato un accordo definitivo di fusione interamente in azioni, valutato oltre 6 miliardi di dollari. L’obiettivo è creare una delle prime società di fusione nucleare quotate in borsa al mondo. L’operazione, approvata dai consigli di amministrazione di entrambe le aziende, punta a chiudersi entro la metà del 2026, subordinata alle approvazioni degli azionisti e delle autorità di regolazione.
I termini dell’accordo prevedono che gli azionisti di ciascuna società detengano circa il 50% della nuova entità combinata, su base completamente diluita. TAE riceverà 200 milioni di dollari in contanti all’atto della firma e ulteriori 100 milioni al completamento della transazione. La società holding risultante includerà Truth Social, Truth+, Truth.Fi e le divisioni di TAE, ovvero TAE Power Solutions e TAE Life Sciences. La struttura è ampia per disegno: Trump Media non vuole solo un salto nel settore energetico, vuole ridefinire il proprio perimetro industriale.
TAE Technologies è stata fondata nel 1998 e ha sede a Foothill Ranch, in California. Nel corso della sua storia ha raccolto oltre 1,3 miliardi di dollari di capitali privati da partner come Google, Chevron Technology Ventures, Goldman Sachs e Sumitomo Corporation of Americas. Ha ricevuto finanziamenti anche dal programma INFUSE del Dipartimento dell’Energia americano. La società lavora su un approccio alla fusione basato su plasma a campo invertito, differente dalla strada seguita da competitor come Commonwealth Fusion Systems o Helion.
Il piano operativo è preciso. Nel 2026, la società combinata intende individuare il sito e avviare la costruzione di quello che definisce il primo impianto di fusione su scala commerciale al mondo, con una capacità di 50 MWe. Le centrali successive sono progettate per erogare tra 350 e 500 megawatt elettrici. Il contesto non è neutro: la corsa americana all’intelligenza artificiale ha fatto esplodere la domanda di energia, e la fusione viene presentata come risposta strutturale a questo fabbisogno. Le due aziende scrivono che “gli impianti a fusione forniranno elettricità economica, abbondante e affidabile per aiutare l’America a vincere la competizione sull’AI”.
Dopo la fusione, Devin Nunes, attuale CEO di Trump Media, e Michl Binderbauer, CEO di TAE, guideranno la società come co-amministratori delegati. Trump, che detiene indirettamente oltre 114 milioni di azioni di Trump Media tramite un trust gestito dal figlio Donald Trump Jr., resta il principale azionista. La mossa segna anche una svolta strategica per Trump Media, che aveva esplorato strade diverse — dalle criptovalute alle scommesse online — prima di concentrare le ambizioni energetiche sul dossier fusione, rimasto l’unico progetto confermato dal management nella recente call sugli utili.
Se il calendario regge, il 2026 potrebbe segnare l’avvio concreto di un percorso verso la fusione commerciale negli Stati Uniti. TAE ha la tecnologia e i capitali accumulati in quasi trent’anni di ricerca. Trump Media porta accesso ai mercati pubblici e una liquidità che poche startup del settore possono eguagliare. La vera incognita resta la fisica: nessun impianto a fusione ha ancora prodotto energia su scala commerciale. Ma è proprio questa sfida che rende la posta in gioco — e l’attenzione intorno a questo accordo — così alta.



