Il Regno Unito e il Giappone hanno firmato a Londra un pacchetto di accordi commerciali e governativi da oltre 18 miliardi di sterline, destinati a energia pulita, infrastrutture e tecnologie avanzate. Al centro c’è un’intesa sull’eolico offshore galleggiante, ma la componente nucleare è tanto concreta quanto ambiziosa: Rolls-Royce ha siglato un nuovo accordo con la Japan Atomic Energy Agency per sviluppare tecnologie nucleari di nuova generazione, e i laboratori nazionali dei due paesi — la UK Atomic Energy Authority e il giapponese QST — hanno formalizzato una collaborazione sulla ricerca nella fusione.
Sul fronte dell’eolico, l’Offshore Wind Compact mobiliterà fino a 9 miliardi di sterline di investimenti giapponesi in tre progetti britannici di eolico galleggiante — Ossian, Green Volt e Erebus — per una capacità complessiva di 5,9 GW, sufficiente ad alimentare 8 milioni di abitazioni. Gli altri 9 miliardi riguardano infrastrutture e servizi finanziari, con impegni specifici da parte di Sumitomo, Mitsubishi Estate e Daiichi Life Group. Hitachi Energy creerà almeno 500 nuovi posti di lavoro in cinque anni per sostenere l’espansione della rete elettrica britannica. Sul fronte fusione, Furukawa Electric e Tokamak Energy hanno firmato un memorandum d’intesa per esplorare la realizzazione di un nuovo centro di ricerca sulla fusione nel territorio del Regno Unito.
L’accordo è stato siglato durante l’incontro a Downing Street tra il premier britannico Keir Starmer e la premier giapponese Sanae Takaichi, alla vigilia del G7. I due governi hanno inquadrato l’intesa come un salto di qualità nella relazione bilaterale, già valutata 140 miliardi di sterline tra commercio e investimenti diretti. Dal 2025, quella relazione ha smesso di essere fatta di dichiarazioni d’intenti: sono arrivati impegni di capitale su scala industriale, con orizzonti fino al 2035.
Sullo sfondo, il cantiere di Sizewell C avanza. A luglio 2025 è arrivata la decisione finale di investimento per la centrale da 3,2 GW nel Suffolk, con il governo britannico che detiene una quota del 44,9% e il resto diviso tra La Caisse, Centrica, EDF e Amber Infrastructure. A novembre 2025 il progetto ha raggiunto il financial close, con 5 miliardi di sterline di debito raccolti tramite il meccanismo di export credit francese Bpifrance e una linea di credito rotativa da 500 milioni. Sono già 2.000 le persone al lavoro sul sito. La centrale — due reattori EPR da 1.630 MW ciascuno — potrà alimentare 6 milioni di abitazioni per almeno 60 anni e generare risparmi stimati in 2 miliardi di sterline l’anno sul sistema elettrico nazionale.
Il modello di finanziamento adottato per Sizewell C — il Regulated Asset Base — è il primo applicato al nucleare nel paese e distribuisce i costi tra consumatori, contribuenti e investitori privati durante la fase di costruzione. Una volta che Sizewell C sarà operativa, insieme a Hinkley Point C e ai futuri reattori modulari compatti, il governo stima che il paese porterà in rete più energia nucleare di quanta ne sia stata costruita nell’intero mezzo secolo precedente. Il quadro che emerge — accordi bilaterali con Tokyo, cantieri aperti nel Suffolk, collaborazione sulla fusione — disegna una traiettoria coerente verso un sistema energetico britannico in cui il nucleare smette di essere una promessa e diventa infrastruttura concreta.



