SuperCritical Materials ha completato una valutazione ingegneristica indipendente condotta da Kellogg Brown & Root (KBR), uno dei principali gruppi mondiali di ingegneria e tecnologia. Lo studio certifica l’esistenza di un percorso tecnico credibile per portare l’estrazione di uranio dall’acqua di mare dalla fase di laboratorio alla produzione industriale. È un passaggio concreto, non una dichiarazione di intenti.
La revisione ha esaminato la piattaforma di estrazione di SUPC, l’architettura di dispiegamento in mare, i concetti operativi offshore, il processo di recupero dell’uranio e i requisiti ingegneristici per una futura implementazione su larga scala. Lo scenario di produzione analizzato prevede l’utilizzo di circa 10.000 tonnellate di materiale adsorbente operante in cicli continui di 21 giorni, capace di rifornire un impianto di lavorazione da 1,85 milioni di libbre di U3O8 all’anno. KBR ha concluso che il sistema di dispiegamento e recupero DRS di SUPC offre una via praticabile verso la scala industriale, grazie al suo disegno modulare.
La tecnologia alla base del sistema non nasce dal nulla. Pacific Northwest National Laboratory (PNNL), con il supporto dell’ufficio per l’energia nucleare del Dipartimento dell’Energia americano, ha dimostrato la fattibilità dell’estrazione di uranio dall’acqua di mare usando fibre acriliche trattate con processi di adsorbimento selettivo. SUPC ha ottenuto a luglio 2026 la licenza esclusiva da Battelle Memorial Institute per commercializzare questo processo, con diritti iniziali sul territorio statunitense e con l’obiettivo di espandersi successivamente alle nazioni alleate. Il primo impianto è previsto in Texas, con avvio della produzione stimato tra il 2030 e il 2031.
Il motivo per cui questo approccio attira attenzione è la dimensione della risorsa. Gli oceani del mondo contengono circa 4,5 miliardi di tonnellate metriche di uranio disciolto, oltre mille volte le riserve terrestri identificate. SUPC sta costruendo la propria infrastruttura con l’obiettivo di accedere a una parte di questa riserva tramite sistemi modulari offshore, recuperando al tempo stesso altri materiali strategici presenti nell’acqua di mare. La catena di approvvigionamento di combustibile nucleare, già sotto pressione per l’accelerazione dei programmi di reattori avanzati, è il bersaglio diretto di questa iniziativa.
Alexander Canon Bryan, presidente di SUPC, ha dichiarato che lo studio definisce “un percorso ingegneristico credibile” verso la produzione di combustibile su scala industriale, aggiungendo che la fase successiva punta a dimostrare le prestazioni operative e definire l’economia di progetto. La nomina di Neal Froneman, ex CEO di Sibanye-Stillwater, come presidente del consiglio di amministrazione a inizio agosto rafforza l’orientamento verso la fase esecutiva. Se i prossimi test in mare confermeranno i rendimenti attesi, la piattaforma SUPC potrebbe diventare un nodo stabile nella catena di fornitura di uranio per i reattori di nuova generazione, offrendo agli Stati Uniti una fonte di combustibile non legata alle riserve terrestri e non dipendente da paesi terzi.



