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Uranio e SMR: la domanda cresce, i mercati si riposizionano

La domanda globale di uranio è in aumento strutturale, trainata dagli SMR e dai data center per l’intelligenza artificiale. I mercati finanziari registrano un interesse crescente per i titoli del settore nucleare quotati su più borse.

Uranio e SMR: la domanda cresce, i mercati si riposizionano

La domanda globale di uranio è destinata a crescere del 28% entro il 2030, passando da circa 67.000 tonnellate metriche annue nel 2024 a quasi 87.000. Oltre quella soglia, le proiezioni della World Nuclear Association indicano un possibile raddoppio oltre le 150.000 tonnellate entro il 2040. Sono numeri che raccontano un mercato in movimento strutturale, non una fiammata speculativa.

Al centro di questa dinamica ci sono due fattori che si alimentano a vicenda: la crescita dei piccoli reattori modulari (SMR) e la domanda energetica dei data center per l’intelligenza artificiale. Gli SMR, con capacità tipicamente inferiori ai 300 MWe, aprono mercati che i grandi impianti convenzionali non riuscivano a raggiungere. Sono costruiti in fabbrica, hanno tempi di installazione più rapidi e richiedono capitali iniziali inferiori. Secondo la World Nuclear Association, il tasso di crescita annuo composto della domanda di uranio è stato rivisto al 5,3% fino al 2040, in salita dal 4,1% precedente. Il prezzo spot dell’uranio a lungo termine ha toccato nel dicembre 2025 un massimo di quattordici anni a 86,50 dollari per libbra.

In questo contesto si muovono anche i titoli quotati su più borse. Global Atomic Corporation (TSX: GLO), per esempio, sta sviluppando il Progetto Dasa in Niger, considerato uno dei giacimenti greenfield di uranio più avanzati al mondo attualmente in fase di sviluppo. La società opera in un segmento che attrae attenzione crescente da parte degli investitori, anche perché la filiera dell’uranio soffre di una carenza strutturale di offerta: le miniere esistenti, secondo alcune stime, copriranno solo il 40% dei fabbisogni dei reattori entro il 2035. Nuovi progetti di estrazione sono necessari per colmare il divario, e i tempi di sviluppo sono lunghi.

Sul fronte del combustibile, molti design SMR richiedono uranio ad alto arricchimento, il cosiddetto HALEU, con un tenore di uranio-235 compreso tra il 5% e il 20%, ben oltre il 3-5% dei reattori convenzionali. Questo tipo di combustibile consente di ricavare più energia da un volume inferiore di materiale e prolunga i cicli operativi tra una ricarica e l’altra. Il Dipartimento dell’Energia americano ha finanziato la produzione di HALEU con contratti per oltre 230 milioni di dollari negli ultimi anni, a segnalare quanto la questione dell’approvvigionamento sia considerata strategica a livello governativo. In parallelo, nel 2024 il DOE ha ricevuto 2,7 miliardi di dollari di stanziamenti congressuali per rafforzare la catena di fornitura del combustibile nucleare domestico.

La geografia della domanda è altrettanto significativa. La Cina punta a portare la propria capacità nucleare da 57 GWe attuali a 150 GWe entro il 2030 e a 300 GWe entro il 2060. Paesi come Nigeria, Ecuador ed Estonia stanno valutando SMR come prima opzione per il proprio fabbisogno energetico. La Svizzera ha presentato una proposta legislativa per rimuovere il divieto di costruzione di nuovi impianti nucleari. Microsoft è entrata nel comitato esecutivo della World Nuclear Association nel 2025, prima grande azienda tecnologica a partecipare alla governance del settore.

Se la traiettoria regge, il decennio che si apre sarà quello in cui l’offerta di uranio dovrà rispondere a una domanda che i modelli tradizionali di previsione non avevano anticipato. Chi ha avviato lo sviluppo di giacimenti oggi avrà un vantaggio temporale difficile da colmare. Il mercato lo sa già: i contratti a lungo termine stipulati nel 2025 hanno raggiunto circa 116 milioni di libbre, con attività particolarmente intensa nella parte finale dell’anno.

Tag: SMR (Small Modular Reactors) Uranio

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