Boss Energy e Paladin Energy hanno aperto il Diggers & Dealers Mining Forum 2025 di Kalgoorlie con i loro aggiornamenti sull’uranio, confermando che il combustibile nucleare è tra i temi più attesi della tre giorni australiana. La conferenza, giunta alla sua 34ª edizione, si è tenuta dal 4 al 6 agosto 2025 con oltre 2.700 delegati e più di 150 espositori da tutto il mondo.
Per Boss Energy, il CEO Duncan Craib ha portato numeri concreti: la miniera di Honeymoon, nel South Australia, ha superato nel primo anno completo di attività sia le previsioni di produzione che quelle di costo, consegnando 873.000 libbre di uranio e generando un flusso di cassa positivo. Per il 2026, la società punta a 1,6 milioni di libbre, sostenuta dall’espansione dei pozzi di estrazione e da una pipeline di risorse più ampia. È la prima nuova produttrice di uranio australiana nell’arco di un decennio, e Craib ha inquadrato Honeymoon come un asset di posizionamento globale in un momento in cui la domanda di combustibile per reattori torna a crescere rapidamente.
Il contesto è quello di un mercato dell’uranio in netta espansione. I prezzi del metallo hanno più che triplicato nell’arco di questo decennio, trainati dall’attesa di un aumento strutturale dei consumi nucleari. Oltre venti nazioni, tra cui Stati Uniti, Giappone e Francia, si sono impegnate a triplicare la capacità nucleare installata entro il 2050. L’Australia, che detiene alcune delle riserve di uranio più significative del pianeta, si trova in una posizione di vantaggio rispetto a questa dinamica globale. L’uranio e le terre rare stanno guadagnando terreno tra gli investitori, spinti da preoccupazioni geopolitiche e dalla necessità di catene di approvvigionamento energetico sicure e a basse emissioni.
Sul fronte del dibattito politico, il forum ha ospitato un panel dedicato al futuro del nucleare in Australia. La discussione ha visto tra i partecipanti Chris Keefer, presidente di Canadians for Nuclear Energy, e Aiden Morrison del Centre for Independent Studies, con Tom Switzer come moderatore. Il panel ha affrontato la questione di come l’industria possa costruire un percorso credibile verso il nucleare civile, in un contesto politico che resta complesso dopo le elezioni nazionali. La presenza di una voce internazionale come quella di Keefer segnala che il dibattito australiano sull’atomo non è più solo interno: si inserisce in una conversazione globale che coinvolge governi, investitori e produttori.
Kalgoorlie non è solo la capitale storica dell’oro australiano. Negli ultimi anni è diventata il luogo in cui si misurano le priorità reali del settore minerario, al di là delle narrazioni di convenienza. Il fatto che le prime due presentazioni del programma 2025 siano state affidate a due società dell’uranio dice molto su dove si concentra l’attenzione degli investitori. Se la domanda globale di combustibile nucleare continuerà a crescere con i ritmi attuali, l’Australia ha le risorse nel sottosuolo e le competenze estrattive per diventare uno dei fornitori di riferimento. La partita si gioca ora, a livello di politica industriale e di infrastrutture di produzione.



