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Uranium Energy Corp: da sviluppatore a produttore USA di uranio

Uranium Energy Corp ha chiuso il fiscal year 2025 con ricavi per 66,8 milioni di dollari e la prima produzione attiva dalla miniera ISR di Christensen Ranch nel Wyoming. L’acquisizione degli asset Rio Tinto e l’avvio di Burke Hollow in Texas consolidano la posizione dell’azienda come principale produttore di uranio negli Stati Uniti.

Uranium Energy Corp ha archiviato il fiscal year 2025 con ricavi per 66,8 milioni di dollari e una transizione concreta: da semplice sviluppatore a produttore operativo di uranio negli Stati Uniti. Il cambio di passo non è simbolico. La miniera ISR di Christensen Ranch nel Wyoming ha prodotto circa 130.000 libbre di concentrato di uranio essiccato e confezionato entro fine esercizio, con la produzione accumulata che ha raggiunto le 199.000 libbre entro ottobre 2025.

Il metodo estrattivo ISR — recupero in situ mediante soluzione acquosa iniettata nel giacimento — è meno invasivo rispetto alle miniere convenzionali e comporta costi operativi più bassi. UEC lo applica attraverso un sistema hub-and-spoke: gli impianti satelliti di estrazione alimentano un impianto centrale di lavorazione. Nel Wyoming, Christensen Ranch invia il minerale al Irigaray Central Processing Plant, dove il concentrato viene poi trasportato all’impianto di conversione ConverDyn a Metropolis, Illinois. La capacità produttiva totale autorizzata del gruppo ha raggiunto 12,1 milioni di libbre di U₃O₈ all’anno su tre piattaforme operative.

Nel corso del fiscal 2025, UEC ha acquisito la Sweetwater Plant e gli asset Wyoming di Rio Tinto per 175 milioni di dollari, aggiungendo 4,1 milioni di libbre annue di capacità autorizzata e circa 175 milioni di libbre di risorse storiche. L’impianto Sweetwater ha ottenuto la designazione FAST-41 dal governo federale, nell’ambito dell’ordine esecutivo firmato da Trump nel marzo 2025 per accelerare i permessi sui minerali critici. Questo consente a UEC di procedere più rapidamente sulle autorizzazioni ISR nel bacino del Wyoming. Con questa operazione, la società ha consolidato la base di risorse più ampia e diversificata dell’intero emisfero occidentale nel settore uranifero.

Ad aprile 2026 è partita la produzione anche alla miniera Burke Hollow in Texas, definita la miniera ISR più recente al mondo. Il sito si aggiunge a Christensen Ranch come secondo spoke attivo nella piattaforma texana, con aspettative di incremento dell’output complessivo entro la fine del fiscal 2026. Nel frattempo, in Canada avanza il progetto Roughrider nell’Athabasca Basin del Saskatchewan: UEC ha avviato un programma di perforazione da 34.000 metri per convertire le risorse inferite in indicate e supportare uno studio di pre-fattibilità. La valutazione economica iniziale stimava per Roughrider un NPV post-tax di 946 milioni di dollari, un IRR del 40% e costi AISC di 20,48 dollari per libbra — tra i più bassi al mondo per progetti in sviluppo.

Il contesto macro gioca a favore. Gli ordini esecutivi dell’amministrazione Trump per quadruplicare la capacità nucleare statunitense, combinati con la crescita della domanda da parte dei data center alimentati dall’intelligenza artificiale, stanno orientando capitali e politiche industriali verso una filiera domestica dell’uranio. UEC si posiziona come l’unica società USA con capacità verticalmente integrate che coprono l’intera catena: estrazione, lavorazione, raffinazione e conversione. Se la traiettoria di ramp-up a Christensen Ranch e Burke Hollow proseguirà come pianificato, e se i permessi per Sweetwater avanzeranno nei tempi previsti dalla corsia FAST-41, UEC potrebbe diventare entro il 2027 il primo fornitore domestico capace di rispondere in modo rilevante alla domanda delle utility nucleari americane senza dipendere da importazioni russe o kazake.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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