La Export-Import Bank degli Stati Uniti ha stanziato 58 milioni di dollari in prestiti a tre aziende minerarie americane, nell’ambito della strategia dell’amministrazione Trump per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di materiali strategici. L’annuncio è arrivato il 7 agosto in coincidenza con un incontro alla Casa Bianca tra Trump e i vertici delle principali società minerarie mondiali.
I fondi sono ripartiti su tre operazioni distinte. Westwater Resources riceverà 25 milioni di dollari per la sua miniera di grafite naturale e il relativo impianto di lavorazione in Alabama: sarebbe la prima fonte domestica americana di grafite naturale, il materiale più usato in volume nella produzione di batterie agli ioni di litio. Altri 25 milioni vanno a Global Advanced Metals, società privata con sede in Pennsylvania, per espandere la capacità di lavorazione di tantalio e niobio, due metalli che gli Stati Uniti non estraggono in quantità rilevanti sul territorio nazionale. Il tantalio serve nei condensatori di smartphone e automobili, il niobio nella produzione di acciai speciali per condotte e strutture aeronautiche.
Il terzo prestito, da 8 milioni di dollari, va a 5E Advanced Materials per sviluppare un giacimento di boro in California. Il progetto punta ad avviare la produzione commerciale entro il 2028. Il boro è entrato nella lista ufficiale dei minerali critici del governo americano solo l’anno scorso, e la motivazione è diretta: è un componente essenziale del settore dell’energia nucleare, oltre che delle armature e di altri prodotti della difesa. Oggi gli Stati Uniti importano la maggior parte del boro che consumano, una dipendenza che Washington vuole correggere.
Il presidente della banca, John Jovanovic, ha sintetizzato la logica dell’operazione con una formula secca: “la sicurezza dei minerali critici è sicurezza nazionale”. Il finanziamento rientra in una strategia più ampia. Secondo i dati della Casa Bianca, dall’inizio del 2025 l’amministrazione Trump ha firmato o approvato 160 accordi sui minerali critici per un totale di quasi 40 miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato è ricostruire filiere produttive americane in settori a lungo dominati dalla Cina, dal litio alle terre rare fino ai metalli industriali.
Per il nucleare, la posta in gioco è concreta. Il boro è usato nei reattori come materiale di controllo della reazione nucleare, presente nelle barre di controllo e nei sistemi di raffreddamento. Una filiera domestica stabile riduce l’esposizione a interruzioni di fornitura in un momento in cui gli Stati Uniti stanno espandendo la capacità nucleare installata e autorizzando nuovi reattori. Se il progetto californiano di 5E Advanced Materials rispetterà la tabella di marcia con la produzione dal 2028, sarà il primo segnale concreto che la politica di reshoring dei minerali nucleari non resta sulla carta.



