La Camera dei Rappresentanti americana ha portato in aula l’Energy and Water Development and Related Agencies Appropriations Act 2027, un disegno di legge da 58,5 miliardi di dollari che assegna al nucleare un ruolo centrale nella politica energetica e di sicurezza degli Stati Uniti. Il provvedimento, identificato come H.R. 9022, è stato presentato alla Commissione Regole dal deputato Michael Cloud in rappresentanza del presidente della sottocommissione Chuck Fleischmann, e segna un aumento di 461 milioni rispetto ai livelli stanziati per il 2026.
La quota più consistente del piano, 27,1 miliardi di dollari, è destinata alla National Nuclear Security Administration, con priorità alla modernizzazione dell’arsenale nucleare e alla flotta di sottomarini a propulsione nucleare della Marina statunitense. Sul fronte dell’energia civile, il testo sostiene esplicitamente l’obiettivo dell’amministrazione Trump di quadruplicare la capacità nucleare entro il 2050 e di riconquistare la leadership internazionale nel mercato del nucleare civile. A rafforzare la concretezza di questo impegno c’è un segnale già operativo: nel giugno 2026, due reattori avanzati hanno raggiunto la criticità nell’ambito del Reactor Pilot Program del Dipartimento dell’Energia, il primo programma federale dedicato alla dimostrazione di reattori di nuova generazione.
Il disegno di legge stanzia 8,5 miliardi per l’Office of Science del Dipartimento dell’Energia, con risorse destinate alla ricerca di frontiera, al calcolo ad alte prestazioni e alla Genesis Mission — l’iniziativa dell’amministrazione Trump che combina supercalcolo e intelligenza artificiale per affrontare le grandi sfide scientifiche del paese. Sul versante della fusione, il DOE ha istituito a novembre 2025 un nuovo Office of Fusion con l’obiettivo di coordinare tutte le attività legate alla fusione e sviluppare una strategia nazionale per portare questa tecnologia sulla rete elettrica. La sottocommissione ha però indicato che le attività di commercializzazione dovranno essere condotte attraverso l’Office of Technology Commercialization già esistente, per evitare duplicazioni.
Accanto agli investimenti in ricerca e reattori, il provvedimento interviene sulla filiera delle materie prime critiche, con fondi mirati a ridurre la dipendenza dalla Cina e da altri paesi avversari. È una scelta coerente con la strategia più ampia di autonomia industriale: senza una catena di approvvigionamento domestica per combustibile e componenti, la crescita del parco nucleare americano resterebbe esposta a rischi di fornitura. Il testo vieta inoltre ai cittadini cinesi e russi l’accesso agli impianti di produzione di armi nucleari statunitensi, e impedisce al Dipartimento dell’Energia di erogare assistenza finanziaria a qualsiasi entità straniera considerata una minaccia.
Se il Senato darà il via libera nella forma attuale, l’H.R. 9022 diventerà lo strumento finanziario più diretto con cui gli Stati Uniti traducono in stanziamenti concreti l’ambizione di tornare protagonisti globali del nucleare. I due reattori avanzati già in funzione nel Reactor Pilot Program sono il primo banco di prova: riuscire a dimostrare che i costi di prima realizzazione degli SMR e dei reattori avanzati possono essere contenuti e replicati è la condizione necessaria per rendere credibile l’obiettivo del 2050. Il percorso legislativo proseguirà nelle prossime settimane, con la discussione in aula già programmata per fine giugno 2026.



