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USA: ex Pentagono guida la strategia uranio di Manhattan Uranium

Manhattan Uranium Discovery Corp. nomina Dennis W. Bartow II, ex vicesegretario aggiunto alla Difesa USA, come consulente strategico per rafforzare l’accesso ai finanziamenti federali e ai giacimenti di uranio americani. Una mossa che riflette la crescente priorità strategica del combustibile nucleare negli Stati Uniti.

USA: ex Pentagono guida la strategia uranio di Manhattan Uranium

Manhattan Uranium Discovery Corp. (TSXV: MANU, OTCQB: MAUUF) ha nominato Dennis W. Bartow II come consulente strategico. Bartow ha trascorso quasi tre decenni nelle forze armate americane, per poi ricoprire alcune delle posizioni di vertice al Pentagono in materia di politica per i minerali critici. Non è una nomina di facciata.

Bartow è fondatore, presidente e amministratore delegato di Polemarchoi Inc., società di consulenza specializzata nell’intersezione tra difesa, energia e minerali critici. Il suo lavoro quotidiano consiste nell’aiutare aziende minerarie, raffinerie e produttori avanzati a ottenere finanziamenti dal governo federale statunitense e a costruire partnership strategiche con i paesi alleati. È esattamente il tipo di competenza che Manhattan cercava: qualcuno che conosca i meccanismi di Washington dall’interno.

Il CEO di Manhattan, Galen McNamara, è stato diretto: Bartow “ha trascorso la sua carriera all’intersezione tra politica, capitali e capacità industriale” e la sua conoscenza della macchina federale vale molto per gli azionisti della società. Il punto è concreto. Gli Stati Uniti stanno cercando di ricostruire una filiera interna del combustibile nucleare che, secondo Bartow stesso, è stata ceduta pezzo dopo pezzo nell’arco di trent’anni. Adesso quella ricostruzione avviene sotto pressione di tempo, con una domanda di uranio domestico in crescita e i reattori nucleari che tornano al centro della politica energetica americana.

Manhattan opera su un portafoglio di miniere di uranio già produttive in passato, distribuite tra Utah, Colorado e Nevada. Il distretto di San Rafael, in Utah, figura al secondo posto nello stato per risorse di uranio non ancora estratte, con una produzione storica di 4,5 milioni di libbre di U₃O₈. Il progetto I-70 dispone di un permesso minerario sotterraneo attivo e di un’area di concessione ampliata del 255%, fino a 4.416 acri. Sono asset concreti, con dati esplorativi storici e infrastrutture già presenti. Non progetti su carta.

Lo scorso maggio la società aveva completato l’acquisizione di Urano Energy e Pegasus Resources, due operazioni che hanno allargato il portafoglio e rafforzato la posizione sul mercato dei capitali. L’uranio è stato ufficialmente classificato come minerale critico dall’US Geological Survey, una designazione che apre l’accesso a specifici meccanismi di finanziamento federale. Bartow conosce quei meccanismi meglio di chiunque altro nel settore.

La direzione è chiara. Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dall’uranio straniero — russo e kazako in primo luogo — e Manhattan si posiziona come uno degli attori capaci di contribuire a colmare quel divario. Con Bartow al fianco, la società avrà un accesso diretto alle stanze dove si decidono le priorità di approvvigionamento energetico nazionale. Se Washington accelererà i programmi di supporto alla produzione domestica di uranio, e tutto indica che lo farà, le aziende con asset pronti e relazioni istituzionali solide partiranno avvantaggiate.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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