La U.S. Small Business Administration ha annunciato il 14 agosto 2026 una nuova garanzia federale al 90% sui prestiti destinati alle piccole imprese dell’intera filiera energetica americana. La misura è operativa da subito e include esplicitamente l’estrazione di uranio, rendendo il provvedimento direttamente rilevante per la catena di approvvigionamento del nucleare.
Il programma si chiama 90% Energy Guarantee e passa attraverso il già esistente International Trade Loan Program dell’SBA. La garanzia copre il 90% del valore del prestito, contro il 75% standard previsto dal normale programma 7(a). Questo significa che le banche partecipanti si espongono a un rischio residuo molto più basso, con l’effetto diretto di rendere più accessibile il credito a imprese che altrimenti farebbero fatica a ottenerlo a condizioni competitive. Il tetto di finanziamento sale fino a 5 milioni di dollari, con piani di rimborso fino a 25 anni.
Tra i codici NAICS ammessi figura il 212291 — Uranium-Radium-Vanadium Ore Mining, che copre le attività di estrazione del minerale di uranio. Accanto a questo, rientrano nell’agevolazione le imprese attive nella produzione e distribuzione di energia, nella modernizzazione della rete elettrica e nella manifattura di componenti e attrezzature. La portata è quindi ampia: tocca sia l’upstream minerario, fondamentale per garantire combustibile ai reattori, sia le attività più a valle della filiera.
L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia già avviata nei mesi scorsi. Da maggio 2026, l’SBA ha erogato 110 milioni di dollari attraverso la sua garanzia al 90% per il manifatturiero Made in America e altri 82 milioni tramite la garanzia dedicata al settore alimentare. Il modello è lo stesso: usare la leva pubblica per attirare capitale privato verso settori considerati strategici dall’amministrazione Trump. L’energia è ora il terzo pilastro di questa strategia di finanziamento preferenziale.
Per il comparto nucleare statunitense, il segnale è preciso. Le piccole imprese che operano nell’estrazione di uranio faticano storicamente ad accedere al credito bancario ordinario, a causa della percezione di rischio associata al settore e dei cicli lunghi che caratterizzano l’attività mineraria. Una garanzia federale al 90% abbassa questa barriera in modo concreto, aprendo potenzialmente la strada a nuovi investimenti in giacimenti oggi fermi per mancanza di capitali. Gli Stati Uniti dipendono ancora in larga misura dall’uranio importato: rafforzare la produzione domestica è un obiettivo strategico che questa misura contribuisce ad avvicinare.
Se l’effetto sarà quello atteso, nei prossimi mesi si potrebbe assistere a una crescita del numero di piccole imprese minerarie e di servizi energetici che accedono al programma ITL. Per il nucleare americano, avere una catena di fornitura domestica più solida — a partire dal combustibile — è una condizione necessaria per sostenere sia i reattori esistenti sia la nuova generazione di impianti avanzati e piccoli reattori modulari oggi in sviluppo.



