Vedanta Power entra nel nucleare. La società, quotata in modo autonomo sulla Borsa di Mumbai il 15 giugno 2026 dopo la separazione dal gruppo Vedanta Ltd, ha annunciato pubblicamente l’intenzione di espandersi nel settore dell’energia atomica come parte di una strategia di diversificazione a lungo termine. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 20 GW di capacità installata, partendo dagli attuali 4,2 GW di termoelettrico.
Il presidente del gruppo, Anil Agarwal, ha tracciato la rotta nella 61ª assemblea generale degli azionisti di Vedanta Ltd, presentando la strategia “Vedanta Unlimited”. Ogni una delle cinque entità nate dal demerger — Vedanta Ltd, Vedanta Aluminium Metal, Vedanta Oil and Gas, Vedanta Iron and Steel e Vedanta Power — ha secondo Agarwal il potenziale per diventare un’azienda da 100 miliardi di dollari. Per il ramo energetico, il nucleare è esplicitamente nel piano. La società lo descrive come «una fonte di energia pulita, affidabile, disponibile 24 ore su 24» e come abilitatore della transizione energetica del paese.
Il contesto normativo in India si è fatto favorevole. Il parlamento indiano ha approvato nel dicembre 2025 il cosiddetto SHANTI Bill — acronimo di Sustainable Harnessing and Advancement of Nuclear Energy for Transforming India — che per la prima volta consente a operatori privati di costruire, possedere e gestire centrali nucleari. La legge abroga il vecchio Atomic Energy Act del 1962, che riservava esclusivamente agli enti statali NPCIL e BHAVINI il controllo della generazione nucleare. Con il nuovo quadro legislativo, aziende private e joint venture potranno partecipare alla filiera nucleare, dalla generazione alla produzione di equipaggiamenti, con supervisione dell’Atomic Energy Regulatory Board. L’obiettivo del governo è raggiungere 100 GW di capacità nucleare entro il 2047.
Sul fronte operativo, Vedanta Power ha già una tabella di marcia concreta per il percorso termico. La società prevede di mettere in servizio la seconda unità da 600 MW presso il suo impianto di Sakti, nel Chhattisgarh, nella seconda metà dell’anno fiscale 2027, con un traguardo intermedio di 12 GW entro il 2033. La diversificazione nel nucleare, nell’idroelettrico e nei sistemi di accumulo si coloca in una fase successiva, come parte della traiettoria verso i 20 GW complessivi. Sono valutazioni strategiche, non impegni di spesa confermati — una distinzione che Agarwal non ha eluso, ma che non attenua l’ambizione del progetto.
I numeri del gruppo al termine dell’anno fiscale 2026 offrono una base solida: ricavi record a 1.74.075 crore di rupie, utile netto ai massimi storici a 25.096 crore, EBITDA a 55.976 crore e un rapporto debito netto/EBITDA sceso a 0,95 volte — il livello più basso degli ultimi 14 trimestri. Vedanta Power ha anche firmato un accordo di fornitura da 500 MW con Tamil Nadu Power Distribution Corporation, con una tariffa di 5,38 rupie per kWh e validità fino al 2031. Il demerger ha già prodotto un effetto visibile sui mercati: sommando i prezzi di listino delle cinque entità al debutto in borsa, si ottiene un valore combinato intorno a 920-930 rupie per azione originale Vedanta, ben oltre le stime pre-operazione.
L’ingresso di un operatore privato della statura di Vedanta nel nucleare indiano sarebbe un cambiamento strutturale per un mercato finora dominato interamente dallo Stato. Il SHANTI Bill ha aperto la porta; ora si tratta di scegliere la tecnologia, individuare i partner e navigare un quadro regolatorio ancora in fase di consolidamento. Se Vedanta Power riuscirà a tradurre questa ambizione in megawatt reali, sarà anche un segnale per altri grandi gruppi industriali indiani che ancora osservano il settore da lontano.



