Vedanta Power entra nel nucleare. La società indiana, quotata autonomamente sul BSE e NSE dal 15 giugno 2026 dopo il demerger dal gruppo Vedanta, ha fissato un obiettivo di lungo periodo da 20 GW di capacità installata e vuole fare dell’energia atomica una quota rilevante del proprio mix produttivo. Il presidente Anil Agarwal è stato diretto: tra il 20 e il 25 per cento della futura capacità di generazione potrebbe venire dal nucleare.
Il piano non è una dichiarazione d’intenti vaga. Vedanta Power ha già tracciato tappe intermedie misurabili: 12 GW entro il 2033, con il secondo blocco da 600 MW dell’impianto di Sakti, in Chhattisgarh, atteso per la seconda metà dell’anno fiscale 2027. La capacità operativa del gruppo è già raddoppiata negli ultimi anni, passando da 2.580 MW a oltre 4.100 MW. Ai 4.780 MW di portafoglio complessivo già annunciati si aggiungono ora gli obiettivi nel nucleare, nell’idroelettrico e nei sistemi di accumulo a batteria. La diversificazione non è un’aggiunta marginale: è la struttura portante del piano.
Il contesto regolatorio indiano ha aperto una finestra precisa. Lo SHANTI Bill, approvato nel 2025, consente per la prima volta ai privati di possedere e gestire centrali nucleari in India. Prima di quella legge, il settore era accessibile solo agli operatori statali. Vedanta Power arriva in questa finestra con una base operativa solida: impianti termici in Punjab, Andhra Pradesh, Chhattisgarh e Odisha, un accordo di fornitura da 500 MW con la Tamil Nadu Power Distribution Corporation a 5,38 rupie per kWh, e una struttura societaria ora autonoma che facilita la raccolta di capitali dedicati.
Il nucleare serve a risolvere un problema che le rinnovabili non possono risolvere da sole. Generazione continua, indipendente dal ciclo solare e dal vento, capace di sostenere la domanda industriale e la stabilità della rete. Vedanta Power lo dice apertamente: il nucleare è una componente della transizione energetica indiana proprio perché garantisce elettricità nelle 24 ore. L’India ha bisogno di potenza di base, non solo di picco. E con una domanda elettrica che cresce a ritmi sostenuti, la pressione sulla capacità installata è reale.
Agarwal ha delineato un quadro ancora più ampio all’AGM del gruppo: ricavi record nel FY2026 a 1,74 lakh crore di rupie, utile ai massimi storici a 25.096 crore, e l’ambizione di portare ciascuna delle quattro società figlie del demerger — alluminio, petrolio e gas, acciaio e appunto energia — a diventare un’opportunità da 100 miliardi di dollari. Il nucleare non è un complemento alla strategia energetica di Vedanta: è uno dei pilastri su cui quella strategia si regge. Se lo SHANTI Bill vedrà un’applicazione rapida e il mercato dei partner tecnologici si muoverà — Vedanta ha già pubblicato una Expression of Interest rivolta a produttori internazionali — il gruppo potrebbe diventare uno dei primi operatori privati nucleari dell’intera Asia meridionale.



