Alphabet, la holding di Google, sta per siglare un accordo pluriennale con Constellation Energy per l’acquisto di energia nucleare dal valore di almeno un miliardo di dollari. Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla trattativa, l’annuncio potrebbe arrivare già nel corso di questa settimana. La capacità esatta e gli impianti coinvolti non sono ancora stati resi noti.
La notizia non arriva isolata. Google ha costruito negli ultimi mesi un portafoglio nucleare sempre più ampio. L’anno scorso aveva stretto un’intesa con NextEra Energy per riavviare una centrale in Iowa. A settembre 2026 ha firmato un accordo con Georgia Power per aggiungere circa 96 MW di capacità nucleare sugli impianti Vogtle e Hatch, con benefici per i clienti stimati in 900 milioni di dollari. Poche settimane dopo è arrivata un’intesa con Southern Co. per finanziare aggiornamenti in due centrali. L’accordo con Constellation, il più grande operatore nucleare degli Stati Uniti, sarebbe il capitolo più recente di questa strategia.
Constellation non è nuova a questo tipo di partnership. Ha già firmato contratti di fornitura con Amazon — 690 MW dall’impianto di Calvert Cliffs nel Maryland, con oltre tre miliardi di investimento infrastrutturale atteso nello Stato — e con Microsoft. A gennaio 2025 aveva annunciato un accordo record da un miliardo di dollari con la General Services Administration per fornire energia nucleare alle agenzie federali americane su dieci anni. La lista di clienti continua ad allungarsi.
Il motore di questa corsa è l’intelligenza artificiale. I data center che fanno girare i modelli di linguaggio e i sistemi di calcolo avanzato consumano quantità enormi di elettricità, e la domanda cresce più velocemente di quanto le reti riescano ad assorbire. L’energia nucleare risponde a un requisito preciso: fornisce corrente in modo continuo, ventiquattro ore su ventiquattro, senza emissioni di carbonio. Le fonti rinnovabili intermittenti — solare ed eolico — non possono garantire la stessa affidabilità di base. Per questo le grandi aziende tecnologiche si sono orientate verso gli impianti esistenti, che possono erogare potenza in tempi brevi. I nuovi reattori richiedono un decennio o più solo per le autorizzazioni e la costruzione, e la prossima generazione di tecnologie a fissione avanzata è ancora lontana da una diffusione su scala.
Il cambio di prospettiva sul nucleare è evidente. Dopo anni in cui il settore aveva perso slancio — complici preoccupazioni legate alla sicurezza e sforamenti di costi su alcune costruzioni — oggi l’atomo torna a essere una scelta attiva, non una soluzione di ripiego. La domanda proveniente dal settore tecnologico funziona da catalizzatore: porta capitali privati, stabilizza i ricavi degli operatori esistenti e ridà credibilità politica all’energia nucleare in molti paesi. Se l’accordo tra Alphabet e Constellation verrà formalizzato nei prossimi giorni, sarà un altro segnale che questa tendenza non è episodica. È strutturale.




